Fino a non molto tempo fa, i campioni indiscussi delle avvertenze inutili erano gli Americani. “Togliete il guscio prima di mettere le noci nel frullatore”, “Non lavate il bambino nella lavastoviglie”, “Togliete il bambino prima di accendere il forno”, e simili amenità. C’erano anche le avvertenze assassine, come la targhetta con scritto “Attenti ai gradini” posizionata sull’architrave della porta che va in cantina, che attirava lo sguardo in alto e faceva ruzzolare la gente giù fino alle prime bottiglie di Chardonnay, ma erano l’eccezione. Oggi invece ci si sono messi anche gli Italiani, e segnatamente gli esperti di igiene dei Comitati Tecnico-Scientifici e i nostri politici, sia quelli specializzati in Storia dell’Europa Mediterranea che gli altri. È inutile fare qui l’elenco delle sciocchezze e delle banalità che hanno snocciolato in questi quasi due anni di “emergenza sanitaria”, dal “non uscite tutti negli stessi orari” al “non fate la spesa tutti nello stesso posto” (ma ci sarebbero anche le “avvertenze assassine” se entrassimo nello specifico della medicina preventiva). Chiunque ha acceso il televisore almeno una volta al giorno ne potrebbe raccontare di belle... Quello che rende nefasti questi sviluppi è il fatto che non si tratta più di “americanate” rivolte ad una clientela che nemmeno le avrebbe lette e, se le avesse lette, si sarebbe fatta quattro risate, ma di ammonimenti ufficiali impartiti da gente cui il caso, se non proprio il popolo, ha affidato il delicato compito di reggere una Nazione. Alfredo, oh Alfredo, povero nizzardo! Che fine hanno fatto i tuoi test di intelligenza! Vituperati e relegati nel dimenticatoio per permettere a certa gente di assurgere indisturbata alle più alte cariche dello Stato!
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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