A proposito dei complimenti dell'Economist a Draghi... Mentre il “grande” Berlüsca, nuovo pervenuto nel club del capitale, si ciuciava i media di casa nostra, i più navigati eredi dei bachicoltori di Racconigi si sbafavano i media internazionali. Il risultato è stato che il Berlüsca è stato defenestrato da quelli che considerava i suoi amici europei, mentre i furbi piemontesi, pappa e ciccia con gli eredi del boscaiolo americano venditore di elisir, mettono le loro pedine a governare dove più gli conviene, grazie anche al supporto dei media inernazionali da loro controllati. Se doveste mettervi in politica, fate tesoro di questa lezione. D’altra parte, se invece doveste metteri in affari, non dimenticate che le automobili si possono esportare, le case no.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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