Come si fa a dire che i vaccini perdono efficacia dopo tot mesi? Forse perché dopo tot mesi una data percentuale di vaccinati si è ammalata? Se così fosse, ci sarebbero però due problemi: 1) dove esattamente si fissa la percentuale di “cuf-off” dei vaccinati che si sono ammalati? 2) ) ovviamente, non tutti i vaccinati nei quali il vaccino ha perso efficacia si ammalano, e quindi la percentuale di ammalati non fotografa esattamente la percentuale di vaccini che hanno perso efficacia. Ci sarebbe l’alternativa di verificare a campione i livelli di anticorpi anti-spike e vedere dopo quanti mesi questi livelli scendono sotto un determinato livello, ma questa strada non è percorribile, dato che il dogma ufficiale è che i livelli di anticorpi misurati nel sangue non hanno alcuna relazione con il livello di protezione. E allora, di grazia, come fanno a determinare la durata dell’efficacia dei vaccini? In base a quando i produttori hanno bisogno di nuovo foraggio?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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