A tutti coloro che, leggendo in fretta quello che scrivo, mi considerano un “no-vax”. Da bambino ho fatto tutti i vaccini obbligatori. Quando avevo dodici anni, i miei genitori hanno firmato per farmi fare l’antipolio, che allora era appena arrivata in Itaia e ancora facoltativa. Da militare ho fatto la TAB-Te (antitifo-paratifo A e B e antitetanica), oltre che l’anticolera. Ho fatto l’anti-epatite B lo stesso anno in cui è diventata disponibile in Italia. Ho fatto la vaccinazione contro la febbre gialla. Sono stato Ufficiale Sanitario in alcuni Comuni, e in tale veste ho vaccinato bambini e adulti. Da medico di bordo ho vaccinato molti membri dell’equipaggio di varie navi. Come Ufficiale Medico del Corpo Militare della Croce Rossa nel 1979 ho vaccinato i profughi del Sud Est Asiatico. Ho vaccinato le mie figlie con tutti i vaccini obbligatori e alcuni facoltativi, e persino col vaccino antivaioloso quando non era già più obbligatorio e neppure più disponibile in Italia. Che ci crediate o no, ho una laurea in Medicina e Chirurgia, conseguita all’Università di Milano nel 1973, e una specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva conseguita nella stessa Università sotto la guida del prof. Gaetano Maria Fara, che dopo aver diretto l’Istituto di Igiene dell’Università di Milano venne chiamato a ricoprire lo stesso ruolo all’Università La Sapienza di Roma, che è stato Presidente della Società Italiana di Igiene, e che è noto per le sue ferme prese di posizine contro il movimento no-vax. Oltre che del suo, mi onoro anche dell’apprezzamento che ho avuto dal prof. Giulio Maccacaro, microbiologo e praticamente fondatore della statistica medica in Italia; dal dr. Ian Munro, prima vice-direttore di The Lancet e poi direttore dal 1976 al 1984; e da Petr Skrabanek, professore di Medicina di Comunità al Trinity College di Dublino e impegnato a “proteggere la gente dai danni procurati dall’eccessivo entusiasmo di certi medici e da certi politici mal consigliati” (ogni riferimento a medici e politici attuali è puramente "casuale", dato che Skrabanek lo scrisse il 21 maggio 1988 in un suo contributo a The Lancet, che varrebbe però la pena di leggere anche oggi). Non sono io a essere “no-vax”. Siete voi che siete “no-brain”.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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