L’accusa di terrorismo psicologico indirizzata ai media governativi, e quindi allo stesso Governo e ai suoi consulenti, è indubbiamente molto pesante, ma è difficile negare che abbia qualche fondamento.
Se una cosa non esiste, anche cercandola non la possiamo trovare, ma se cerchiamo una cosa e la troviamo, vuol dire che esiste. Quindi, se cerchiamo i “positivi al COVID”, i malati, e i morti, e li troviamo, vuol dire che esistono... Ma chi lo nega?
Alle enunciazioni un po’ lapalissiane fatte sopra, proviamo piuttosto ad aggiungerne un’altra: “Se una cosa non l’abbiamo trovata ma non l’abbiamo cercata, non vuol dire che non esiste”. E allora aggiungiamo anche una domanda: “Siamo sicuri che fino al 2019 abbiamo studiato le malattie virali respiratorie con lo stesso impegno e dispiego di mezzi con cui nel 2020 e nel 2021 abbiamo studiato la COVID-19?”. Abbiamo mai inseguito la diffusione e le mutazioni degli altri virus respirarori con lo stesso accanimento con cui stiamo inseguendo diffusione e mutazioni del SARS-CoV-2? Quello che disturba una società sono le ospedalizzazioni e i decessi, non le positività a un test per la ricerca di un virus che verrà comunque “contabilizzato” se e quando dovesse giungere a provocare ospedalizzazioni e decessi. Contare gli incendi ha un senso; contare i fiammiferi, anche se è dai fiammiferi che nascono gli incendi, è da idioti (o da terroristi).
Torniamo all’accusa di terrorismo psicologico. Fornire un bollettino periodico delle ospedalizzazioni e dei decessi da COVID-19 che permetta di delineare una curva dell’andamento di questi dati non è terrorismo (ammesso ovviamente che le diagnosi siano esatte e non approssimative o addirittura manipolate). Fornire invece bollettini giornalieri regione per regione dei tamponi effettuati e delle positività riscontrate sottolineando ogni fase di salita nelle oscillazioni di una curva priva di significato (se non per le povere tasche del contribuente che deve pagare quei test) è “terrorismo” in tutti i sensi.
I virus delle epidemie cosiddette “influenzali” (che, lo ricordo, non sono solo i classici virus degli Orthomyxoviridae, ma anche i virus “parainfluenzali” dei Paramyxoviridae) non sono mai stati oggetto di indagini epidemiologiche a tappeto, con tamponi eseguiti in larghi strati della popolazione per mesi e mesi durante tutto l’arco dell’anno (o degli anni). In sostanza, nel caso di questi virus, non è stato “trovato” nulla perché non è stato “cercato” nulla, ma in realtà i paradigmi di diffusione e di mutazione di questi virus sono analoghi a quelli dei Coronavirus e in particolare del SARS-CoV-2. La gravità delle malattie provocate è diversa? Va bene, ma allora si torna a quanto detto sopra, e cioè che quello che serve è fornire l’andamento delle ospedalizzazioni e dei decessi. Il resto è fuffa (o terrorismo). Non dimentichiamo che quando muore un nostro caro per una polmonite, il dolore è lo stesso sia che l’infezione sia stata da Coronavirus, sia che l’infezione sia stata da virus influenzale o parainfluenzale (o da altri virus ancora...). Il fatto che il SARS-CoV-2 provochi due o tre volte più morti degli altri virus è epidemiologicamente interessantissimo, ma andàtelo a dire a chi ha perso un parente per una polmonite da virus influenzale!
Commenti
Posta un commento