Quando le telecamere entrano nelle terapie intensive per raccogliere gli appelli a vaccinarsi lanciati da no-vax pentiti, quei pazienti sono mostrati a letto in posizione supina (a pancia in su), anche perché altrimenti sarebbe difficile farli parlare.
Quando invece le telecamere vogliono far vedere cosa càpita a chi non si vaccina e non usa le mascherine, indugiano su pazienti mostrati mezzi nudi, in posizione prona (a pancia in giù sul letto) e in semi-Trendelenburg (con la testa più in basso del sedere), posizione ideale per la sodomizzazione. Se questo fosse solo un colpo di genio degli esperti di comunicazione del Governo e dei produttori di vaccini e mascherine, non rimarrebbe altro da fare che complimentarsi sportivamente con loro.
Il guaio è che probabilmente in molte terapie intensive i pazienti vengono assistiti davvero in quella posizione. E allora vale la pena di fare qualche considerazione. Quando all’inizio dell’epidemia i pazienti morivano uno dopo l’altro, un anestesista italiano che lavorava in Germania si procurò una certa notorietà attribuendo quei decessi al fatto che i pazienti venivano assistiti in posizione supina. Lui sosteneva che bisognava invece assisterli in posizione prona, a pancia in giù. Malignamente mi venne da osservare che la posizione prona aveva un vantaggio (ma uno solo): rendeva più difficile intubare i pazienti e pompargli ossigeno a manetta. Sta di fatto che da allora tutte le riprese di pazienti in terapia intensiva che ho visto hanno mostrato pazienti a pancia in giù. Ma di che pazienti si trattava, se erano pazienti con COVID-19? Di pazienti con polmoniti gravi e conseguenti gravi difficoltà respiratorie. E come si svolge la respirazione? Con l’espansione del torace che, a persona in stazione eretta, avviene verso l’avanti, con una forza che lavora in direzione ortogonale alla gravità e quindi rispetto alla gravità compie un lavoro nullo. Se sdraiamo la persona, i muscoli respiratori applicano una forza che ha la stessa direzione della gravità, ed è vero che a pancia in su il verso è opposto e quindi si ha un lavoro che può essere gravoso, mentre a pancia in giù il verso è lo stesso della gravità e quindi il lavoro è teoricamente addirittura negativo, ma non siamo in medicina veterinaria e non stiamo assistendo quadrupedi che si reggono sulle quattro zampe. Siamo in medicina umana, e i pazienti sono coricati su un materasso. A pancia in su, l’espansione del torace incontra l’opposizione solo del peso dell’aria, mentre a pancia in giù quell’espansione incontra l’ostacolo del materasso e deve quindi spostare in direzione opposta alla gravità tutto il peso degli organi interni, della colonna vertebrale e della muscolatura paravertebrale. Dobbiamo concludere che i nostri medici hanno studiato la fisica a memoria solo per superare l’esame, senza capirne nulla? E che non conoscono l’anatomia? Fosse solo quello! In realtà, per capire certe banalità basta il buon senso, ed è quello che sta mancando alla maggior parte dei medici. In fondo anche un non-medico sa per esperienza personale che a letto si fa meno fatica a respirare a pancia in su che a pancia in giù. E, come del resto sanno anche i quadrupedi, tutti noi, esclusi i medici, sappiamo che se da sdraiati vogliamo migliorare ulteriormente la respirazione dobbiamo metterci su un fianco. I fisici diranno che in questa posizione l’espansione del torace avviene in direzione ortogonale alla gravità e quindi non richiede lavoro, ma se lo capiscono anche i quadrupedi vuol dire che non occorre nemmeno conoscere la fisica.
Al peggio però non c’è limite, si dice. E in effetti, se ci sono ostacoli all’espansione del torace “in avanti o indietro”, la respirazione si avvale dell’espansione del diaframma verso l’addome, cosa agevole quando la persona è in piedi e non troppo difficile quando la persona è sdraiata a pancia in su. Quando la persona è sdraiata a pancia in giù le cose vanno già un po’ meno bene, perché l’addome incontra la stessa difficoltà del torace, ma se poi mettiamo la persona in Trendelenburg, vale a dire inclinata con la testa più in basso delle gambe, il peso dell’intestino va a gravare sul diaframma, non solo impedendogli di spostarsi verso l’addome, ma addirittura spingendolo verso i polmoni. E SARS-CoV-2, commosso, ringrazia.
D’altra parte, se alla polmonite si aggiunge il rischio di trombosi, di cui si parla a proposito della COVID-19, effettivamente la posizione di Trendelenburg riduce il rischio di trombosi alle gambe. Peccato che aggravi quello di trombosi al cervello...
Certo che, se il vaccino funzionasse davvero, sarebbe proprio il caso di farlo, e di farsene anzi iniettare una decina di dosi tutte in una volta, per scongiurare il rischio di finire in terapia intensiva in certe mani.

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