All’inizio di questa epidemia/pandemia uno dei primi dati che vennero diffusi dai media fu che il virus si legava alle cellule polmonari grazie ad una proteina della sua superficie, chiamata “spike”. Che utilità poteva avere per il grande pubblico questa informazione, concretamente inutile persino per i medici? Sul momento l’enfasi su un dato così irrilevante trovava una spiegazione plausibile nella vuotaggine dei giornalisti, ma col senno del poi vengono in mente altre possibili spiegazioni. Infatti, quando si è trattato di sviluppare un vaccino, per la prima volta nella storia della medicina la “ricerca” ha deciso di non sviluppare un vaccino contro il virus intero, ma contro una sua sola proteina. La “spike”! E convincere il pubblico che sia efficace anche un vaccino contro una sola proteina virale era propedeutico a convincere poi il pubblico a farsi “vaccinare” con un preparato che induceva le nostre cellule a produrre una sola poteina-antigene, e non presentava invece al nostro sistema immunitario un “complesso antigenico” già pronto (un virus inattivato) come si era sempre fatto. Infatti la tecnologia disponibile attualmente consente di far produrre alle nostre cellule una singola proteina-antigene, ma non riesce ancora a far produrre alle nostre cellule un complesso di proteine-antigeni come potrebbe essere un virus inattivato.

Ma vediamo adesso quale efficacia può essere attribuita a un vaccino che, in un modo o nell’altro, induca la formazione di anticorpi contro una sola delle molte proteine di un virus. Tutti i virus tendono a subire mutazioni, ma se poi stiamo parlando di un virus che possiede questa caratteristica in alto grado, un vaccino contro una sola proteina di quel virus ha una grande probabilità di perdere completamente efficacia, basta che la mutazione interessi quella proteina. Un vaccino contro un insieme di  proteine perderebbe invece efficacia completamente solo se il virus mutasse “tutte” quelle proteine. È ovvio quindi che un vaccino contro la sola proteina “spike” del SARS-CoV-2, ammesso che abbia efficacia all’inizio, rischia di perderla in breve tempo. E anche qui interviene il senno del poi. Non potevano immaginarlo quelli che hanno sviluppato un simile vaccino “della mutua”? Certo che l’avranno immaginato! Se anche tre quarti o più dei medici fossero abbastanza stupidi da non arrivarci, quelli che sviluppano vaccini non sono scemi. E allora, questi vaccini non saranno l’ennesimo esempio di “obsolescenza programmata” per stimolare il consumo? “Chiedo per un amico”...

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