I morti di serie A e quelli di serie B... Non riesco più a sopportare gli ipocriti che dagli schermi televisivi, ogni volta che qualcuno mette in dubbio le misure anti-covid del Governo, rispondono accusando l'interlocutore di non avere pietà per i morti di covid. A parte che quei morti non sono per forza dovuti alla propaganda negazionista o no-vax e potrebbero anche dimostrare invece l'inutilità dei sacrifici imposti dal Governo alla Nazione con la scusa del covid; a parte questo, vorrei tanto sapere dov'erano questi fedelissimi del regime quando il covid non c'era e la gente moriva "solo" di influenza. L'influenza è del tutto simile al covid: l'unica differenza è che provoca meno morti. Ma ne provoca anche lei. E per l'influenza c'è un vaccino, vecchio di anni e quindi ampiamente sperimentato, di cui sappiamo praticamente tutto. Ma nessuno ha mai pensato (giustamente) di renderlo apertamente o copertamente obbligatorio. E soprattutto non l'hanno mai pensato nemmeno loro, gli ipocriti fautori del vaccino anti-covid obbligatorio. Chi vuol fare il vaccino antinfluenzale lo fa e chi non lo vuole fare non lo fa. Poi qualcuno che non ha fatto il vaccino antinfluenzale muore di influenza... E allora? I morti di covid sono morti di serie A e meritano il lutto nazionale, mentre quelli di influenza sono morti di serie B di cui è lecito e morale sbattersi le balle? E tutto questo perché i morti di covid sono tre volte di più dei morti di influenza? Ma non è che di covid io muoio tre volte e di influenza una volta sola. Se muoio, muoio e basta. Per non farmi morire di covid la Nazione deve fermarsi e i miei connazionali devono essere obbligati a vaccinarsi, pena la sospensione dal lavoro e dallo stipendio, ma se invece il mio rischio si chiama morte da influenza allora la Nazione può andare avanti a ballare la zumba e a fottersene di me? È questo che mi volete dire, con la vostra faccia di tolla, seria e compunta, e il vostro tono da professori di morale? Non vi dico di vergognarvi perché so che non ne siete capaci ma mi fate compassione. Se i parenti dei morti di influenza avessero la cortesia di sputarvi in faccia, morireste annegati.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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