Continuo a sentire persone dire che i loro medici di base rifiutano di visitarle “perché non hanno tempo”. Come fanno quei medici a “non avere tempo”? Per colpa dei troppi pazienti malati di covid? Allora, certe cose, cari colleghi, potete dirle a vostra sorella ma, quando vengono riferite a me, mi incazzo. Come avete fatto a sapere che dovevate visitare proprio quei pazienti che stanno occupando tutto il vostro tempo e non gli altri? Primo arrivato, primo servito? Tirando a sorte? Lasciàtemi parlare fuori dai denti: siamo sicuri che se non avete tempo per chi vi chiede una visita è perché siete in giro per la città dalle sette del mattino a visitare gente allettata, febbricitante e moribonda, e non magari perché ve la fate sotto all’idea di rischiare di contagiarvi, o perché state giocando alla playstation? Guardo i numeri, quelli ufficiali e non certo quelli dei negazionisti, e vedo che ci sono oggi quasi due milioni di positivi in Italia, quindi circa quaranta-cinquanta a testa per ognuno di voi: un bel carico di lavoro per ciascuno di voi, ma solo se “positivo” volesse dire almeno “sintomatico”. In realtà la quasi totalità di questi “positivi”, ben lontana dall’essere allettata, non ha alcun sintomo e fa il test solo per andare a lavorare o per motivi burocratici. Non potete farmi credere che avete quaranta-cinquanta pazienti da visitare ogni giorno. Ripeto: dìtelo pure a vostra sorella, ma con me non provàteci nemmeno. Io ho fatto il vostro lavoro quarant’anni fa, quando ogni medico non aveva mille pazienti come oggi, ma ne aveva mille e ottocento. E anche allora d’inverno c’erano le epidemie. Non si chiamavano di covid, ma di influenza. E di gente a letto ce n’era come adesso. Ne morivano un po’ meno, questa era la differenza, ma tra quei morti c’erano dei medici anche allora. Eppure nessuno si sognava di non farsi trovare, forse perché non c’era ancora la playstation o forse perché prevaleva il senso del dovere. Mi dà fastidio essere io a dirlo, perché ero uno dei pochi che si esponevano a scrivere che molti pazienti approfittavano troppo della disponibilità dei medici e che sarebbe stato necessario mettere qualche freno. Però, per quanto convinto che certi pazienti ci marciassero e chiamassero il medico solo perché non volevano fare la fila in ambulatorio, non ho mai rifiutato alcuna visita. Dire che una norma andrebbe migliorata non esime dal rispettarla comunque alla lettera. E non sto dicendo che io ero bravo e gli altri no. Quella era la norma. E c’è un’altra cosa che mi dà fastidio dire, dato che proprio io non sono “figlio d’arte”, ma ho l’impressione che le cose abbiano iniziato a cambiare da quando l’iscrizione alle Facoltà di Medicina e Chirurgia è stata limitata a coloro che avevano superato il test di ingresso, un test mai validato e per giunta strutturato in modo da selezionare la memoria acritica. Sono stati così esclusi molti figli di medici, che invece prima potevano seguire le orme del padre o della madre, cioè proprio quegli studenti che, prima ancora di imparare qualcosa all’Università, avevano imparato in famiglia che cosa vuol dire fare il medico. Da allora sono aumentati i “medici” che hanno scelto questa professione per brama di status sociale (i figli dei medici l’avevano già e non avevano bisogno di crearselo), che nulla sapevano delle qualità umane e di carattere che sono necessarie per fare questo lavoro, e con una predisposizione a farsi abbindolare dalla “scienza”, nell’ingenua e puerile convinzione che bastasse inserire qualche dato nell’algoritmo giusto per capire tutto di un paziente e guarirlo. Soprattutto, l’Università ha sputato fuori gente a cui dell’eroe piace l’immagine ma non piacciono i rischi, e che quindi vive di menzogne e sotterfugi. E questa gente ha occupato le Aziende Sanitarie Locali e gli Ordini dei Medici, impedendo quindi che certi comportamenti abnormi potessero venire indagati e sanzionati. Si sanzionano i medici senza vaccinazione, questo sì: non costa fatica, non espone, e fa tanto “civismo”. Per il resto, che tutto vada in vacca: chi se ne frega...

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