È da quando ero allievo interno all’Istituto di Microbiologia dell’Università che mi chiedo se nel facilitare le malattie infettive non abbia qualche ruolo la nostra ossessione con l’igiene. Ci sono malattie infettive che indubbiamente hanno decimato la nostra specie quando le più basilari norme dell’igiene erano sconosciute e comunque non avremmo avuto i mezzi per applicarle. Ma ce ne sono altre che, stranamente, sembrano più frequenti e gravi proprio dove la “civiltà” è più avanzata. È verissimo che in certi Paesi è difficile tenere statistiche di morbilità e mortalità attendibili, per cui può essere che la frequenza e la gravità di quelle malattie in quei Paesi sia sottostimata, ma il dubbio comunque è difficile da scacciare completamente.
E questo dubbio mi è tornato a proposito della COVID-19. Alla domanda del come mai sembra colpire meno certi Paesi, e alla quale appunto si può rispondere che non è vero e che semplicemente non vengono raccolti tutti i dati, si aggiunge la domanda del come mai però anche nei nostri Paesi “a civiltà avanzata” non tutti veniamo colpiti allo stesso modo. Attribuire questo alla “diversa suscettibilità individuale” è un po’ scantonare dal problema cambiandogli semplicemente il nome. A cosa sarebbe dovuta questa “diversa suscettibilità individuale”? A differenze “genetiche”? Quali? E d’altra parte non sempre possono essere chiamate in causa malattie concomitanti, dato che non sempre la loro presenza è determinante. Non voglio dire che queste ipotesi non siano valide: la realtà biologica è complessa e a provocare un dato fenomeno spesso concorrono più cause variamente interconnesse. Proprio per questo però mi piacerebbe che chi ha i mezzi per farlo prendesse in esame anche ipotesi un po’ meno “mainstream”, e tra queste vi è appunto quella che il punto a cui si spinge l’eccesso di igiene possa giocare un certo ruolo nella “suscettibilità” alle malattie respiratorie e alle loro conseguenze più gravi.
Noi abbiamo l’abitudine di soffiarci il naso per espellere con forza il muco che vi è contenuto. Questo comporta il rischio del tutto concreto di spingere il muco col suo contenuto di virus o batteri nei seni paranasali, dove gli anticorpi arrivano con molta più difficoltà che nelle narici. Inoltre, insistendo a svuotare il naso del suo muco non eliminiamo solo il muco “sporco” contenente virus e batteri, ma riduciamo contemporaneamente la quantità di muco “pulito” che dovrebbe servire a intrappolare una parte consistente dei virus e dei batteri. Ma anche il muco contenente virus o batteri è tutt’altro che inutile. Se nei seni paranasali ha scarso contatto con le pareti irrorate dal sangue, nelle narici questo contatto è maggiore e permette al nostro sistema immunitario di produrre quelle immunoglobuline A che sono la prima linea di difesa verso le infezioni.
Non c’è dubbio che “avere il naso chiuso” è fastidioso, ma se la nostra specie (come altre) si è evoluta selezionando la reazione “produzione-di-muco” alle infezioni respiratorie, un motivo ci deve pur essere. Si dice che qualcuno nasca “con la camicia”, ma non ho mai visto nessuno nascere “col fazzoletto”. Non lo dico per demonizzare il fazzoletto, sia chiaro, ma un conto è usarlo per asciugarsi il naso “che cola”, e un conto ben diverso è usarlo per “soffiare” il naso e “pulirlo” come se fosse necessario farne risplendere l’interno. Aggiungiamo poi che in natura è molto difficile proseguire con le normali occupazioni col naso chiuso, per cui l’animale che ha il naso chiuso (uomo compreso) si ferma e se ne sta al riparo nella sua tana o nella sua casa, cosa che gli evita di dissipare energie e gli impedisce di spargere in giro più di tanto l’agente infettivo.
A volte sento parlare di “naturopatia” persone che vogliono convincere il prossimo a curarsi con intrugli preparati con “erbe naturali” o seguendo strani rituali a base di luci, critalli o altre diavolerie. Forse basterebbe vivere un po’ di più “secondo natura”, facendo a meno di certe regole del “vivere civile” che sembrano essere state dettate da sadici schizzinosi più che da gente con tutte le rotelle a posto...
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