Sono alcuni anni ormai che l’IPSOS Mori redige un report intitolato “Perils of Peception”, considerato una classifica delle nazioni più ignoranti al mondo. Per il 2021 l’Italia si classifica la più ignorante in Europa e la dodicesima nel mondo. Commentando questo risultato, il sito money.it scrive: “La classifica stilata dal report Perils of Perception realizzato da IPSOS Mori ci vede ai primi posti di questa speciale graduatoria che si basa sulla distorta percezione della realtà che ci circonda. Un sentore questo confermato anche dal rapporto 2020 dell’Istat, dove viene sottolineato come ‘l’Italia presenta livelli di scolarizzazione tra i più bassi dell’Unione Europea, purtroppo anche con riferimento alle classi d’età più giovani nonostante negli anni la diffusione dell’istruzione sia considerevolmente cresciuta’. In Italia hanno almeno un diploma quasi i tre quarti dei giovani tra i 30 e i 34 anni (+11 punti percentuali rispetto al 2009), ma nell’UE27 la media è dell’84% - si legge sempre nel rapporto 2020 dell’Istat - Il divario è maggiore, e crescente, se si considerano i 30-34enni con titoli universitari, pari al 27,6% nel nostro paese (ultimo nell’Unione insieme alla Bulgaria), contro il 40,3% per l’UE27”.

Non voglio difendere gli italiani: ne conosco abbastanza, e mi sono fatto l’idea che mediamente possono essere definiti ignoranti senza tema di smentita. Però facciamo attenzione ai ragionamenti circolari. Chi e come definisce e misura l’ignoranza? La percezione soggettiva della temperatura può essere messa a confronto con la misura oggettiva data da un termometro (sperando che tutti siano d’accordo su quale termometro usare). Ma la percezione soggettiva di un fenomeno sociale con cosa la mettamo a confronto? Col “fenomometro”? No. Molto semplicemente c’è gente che si autoproclama depositaria della conoscenza e dell’oggettività e trincia giudizi sulla percezione altrui dei fenomeni che si illude di percepire in modo completo, esatto e neutrale. Penoso! Dato che però intelligenza e capacità critica sono merce rarissima, ci si mettono anche quelli che “dimostrano” la bontà del giudizio di “ignoranza” mettendolo in relazione con la scolarizzazione. Che cosa fanno le scuole? Insegnano... Appunto: dipende da cosa e come insegnano. Una scuola efficientissima nell’insegnamento e che insegna cose vere sfornerà i migliori cittadini. Una che insegna cose vere, ma non è molto efficiente, sfornerà cittadini un po’ meno validi. Una che insegna cose false, ma in modo poco efficiente, farà un certo danno, ma forse ancora sopportabile. Il peggio del peggio è la scuola che insegna cose false in modo efficientissimo. La scuola italiana, dopo essere stata per parecchi anni la meno peggio in Italia e nel mondo, è andata via via deteriorandosi come contenuti ma, “fortunatamente”, anche come qualità dell’insegnamento. In altre nazioni, la scarsa qualità dei contenuti si è accompagnata ad un’alta efficienza della didattica. Insomma, noi insegnamo ad essere deficienti con mezzi meno efficaci e a un numero inferiore di studenti rispetto ad altri Paesi. Poi il prodotto delle scuole estere, forte della deficienza efficientemente acquisita in quelle scuole, si mette a giudicare il prodotto, scadente ma “fortunatamente” scadente, delle scuole degli altri Paesi, del nostro in primis. E così non mi resta altro che augurare a tutti buon divertimento.

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