Sommesso avvertimento ai membri del Governo: seminare paura può rivelarsi un boomerang letale. Avreste potuto dire la verità, e cioè che la COVID-19 è una malattia molto contagiosa, magari anche più grave di altre, ma non che fa morire la gente come mosche. E invece no. Avete voluto esagerare, anche perché volevate spingere la gente a farsi fare vaccini sulla cui efficacia avete per giunta raccontato storie. E così adesso quelli che non entrano in un negozio, un bar o un ristorante non sono solo quelli ai quali lo avete vietato perché non vaccinati, ma anche moltissimi vaccinati ai quali avete dovuto dire a denti stretti che i vaccini “funzionicchiano” (cioè non fuzionano). Se non aveste terrorizzato la popolazione, adesso le attività commerciali starebbero perdendo solo quel dieci per cento scarso di non vaccinati, e solo perché a questi avete vietato voi di fare una vita sociale. Invece stanno perdendo percentuali di clienti superiori, a volte anche di molto, a quel dieci per cento. Parecchie attività commerciali stanno chiudendo, ma stanno perdendo quote importanti di reddito anche i settori del turismo, dei trasporti e dei servizi. E l’economia è fatta di vasi comunicanti: se riducete il reddito ad un settore, gli addetti di quel settore avranno meno denaro da spendere negli altri, e alla fine assisteremo ad un effetto dòmino con crolli a catena. Può darsi che in una certa ottica che in parte condivido, ridimensionare un’economia che rischiava di essere non più sostenibile sia una buona idea ma, se davvero questo fosse stato il vostro intento, certe cose vanno fatte con criterio e a piccoli passi. In ogni caso, soffocando il piccolo commercio, state spostando la domanda (quel po’ di domanda che rimane dopo che avete tolto o ridotto il reddito a tanta gente) verso le grandi imprese di commercio online. Qualcuno dice che questo è appunto il vostro scopo ma, vero o no che sia, state dimenticando che uno Stato sta in piedi grazie al gettito fiscale. Voi stessi avete sempre detto e lamentato che le multinazionali delle vendite online pagano poche tasse, e di quel poco la maggior parte la pagano in Stati diversi da quelli in cui effettuano le vendite. Allora: dai commercianti grandi e piccoli che hanno o avevano sedi operative e fiscali in Italia ricavate e ricaverete sempre meno gettito fiscale; dalle multinazionali delle vendite online state ricavando poco e non è detto che in futuro ricaverete di più; e state fra l’altro operando in uno scenario in cui anche la grande industria produttiva ha abbandonato il Paese. Come credete di mandare avanti l’Italia, e non oso nemmeno chiedere come pensate di poter mai ripagare il debito che, già stratosferico da vari anni, state tuttora incrementando per permettervi la spesa corrente? Volete un consiglio? Lasciate la patata bollente a qualcuno più ingenuo e sprovveduto di voi, e scappate a gambe levate verso il Sud America o qualche atollo del Pacifico. Prima però abbiate un po’ di pietà per la nostra gente e abrogate tutti quei DPCM e simili sciagurati provvedimenti che hanno ridotto sul lastrico quella che non molti anni fa era una delle maggiori potenze economiche del mondo.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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