Un virologo italiano che lavora alla Emory University di Atlanta, USA, intervistato il 27 gennaio da un’emittente televisiva italiana, ha detto che, rispetto alle varianti precedenti, Omicron ha subito una mutazione nella proteina spike che gli rende più facile attaccarsi ai recettori delle nostre cellule, in sostanza che lo rende “più appiccicoso”, e che questo spiega perché si sia diffuso così rapidamente. Ma, Guido caro, se un virus diventa “più appiccicoso” (uso il termine che tu hai usato con noi bambini dell’asilo), diventerà più “infettivo”, cioè più capace di invadere l’ospite dopo che vi è entrato, ma non diventerà per questo più “diffusivo”, cioè capace di entrare più velocemente in un maggior numero di ospiti. Per diventare più diffusivo deve subire una mutazione che ne aumenti l’apertura alare, che ne aumenti la potenza dei motori, e che ne aumenti la capacità dei serbatoi di carburante ad almeno diecimila litri. Scusa se ti prendo per i fondelli, ma sto solo restituendoti pan per focaccia.

Però quel virologo non si è limitato a parlare della “colla” di Omicron. Ha anche detto che, nonostante la mutazione abbia interessato proprio la proteina spike, sulla quale sono stati modellati gli attuali vaccini, ci sono tre modi per difendersi da Omicron: vaccinarsi, vaccinarsi, e vaccinarsi. Con cosa, Guido? Con vaccini anti-spike-prima-maniera, quando ormai la spike è un’altra, e dopo che persino i tuoi amici hanno dovuto ammettere che sì, forse, i vaccini proteggono un tantino dalla morte, ma non impediscono di venir contagiati e di contagiare? Quando avrai finito di prenderci per i fondelli, avvisami, che magari torno ad ascoltarti.

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