Il dovere della “memoria”. Credo che abbiamo il dovere di ricordare gli errori del passato, ma per imparare a non ripeterli, non per insistere a rifarli. Il “giorno della memoria” che da qualche tempo celebriamo ricorda le vittime di quanto accadde in Europa negli anni Trenta e Quaranta del Novecento. E le altre? Le altre vittime? Senza spingerci più indietro col ricordo, anche solo nel Novecento le vittime della follia umana sono state innumerevoli, e non sono state solo quelle che ci compiaciamo di ricordare. E allora, perché ricordarne solo alcune? La risposta è semplice: non per ricordare quello che sono capaci di fare gli uomini, e quindi potremmo fare anche “noi”, ma per ricordare quello che gli “altri” hanno fatto, per sottolineare che sono stati gli “altri” e non “noi”. Purtroppo non c’è solo un allontanamento scaramantico del pensiero che al loro posto in quelle situazioni avremmo potuto fare le stesse cose anche noi. C’è anche la ripetizione dell’errore commesso da quegli “altri”: la divisione della società (una società tutta di esseri umani, tutti uguali, tutti con lo stesso DNA), in “buoni” e “cattivi”, in cittadini “utili”, degni di esistere e di avere diritti, e in cittadini “pericolosi”, cui concedere solo diritti limutati, da emarginare dalla società, e alla fine anche da eliminare fisicamente. Cerchiamo di fare attenzione ai proclami di chi si erge a giudice degli “altri”. Il ricordo promosso per giudicare e condannare è un vile inganno e serve solo a farci sentire “superiori”, esattamente come si erano sentiti “superiori” coloro che in nome di quella superiorità sono stati indotti a commettere quei crimini.
Ricordare senza riflettere, senza indagare i motivi che hanno portato alcuni a commettere quei crimini vuol dire farsi disponibili a permetterne la ripetizione. Cerchiamo anche di fare attenzione a chi, per individuare e circoscrivere più comodamente i “nemici”, criminalizza le ideologie. Comunismo, nazismo e fascismo sono ideologie prevalentemente economiche e politiche, non teorie nate per promuovere discriminazioni, tirannie e genocidi. Se oligarchie di fanatici criminali sono state in grado di asservirle ai loro scopi non è perché discriminazione, tirannia e genocidio facevano parte di quelle teorie, ma perché i loro popoli le hanno lasciate fare accettando poco per volta leggi aberranti senza ribellarsi, ma anzi mostrando ostilità al dissenso. La libertà di parola, di stampa, di riunione e di professare la propria religione era scritta nella Costituzione dell’Unione Sovietica. Non è stata rispettata da un’oligarchia di fanatici criminali che il popolo avrebbe dovuto passare per le armi. Ma il popolo non si è mosso. Nei 25 punti del programma del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori era effettivamente prescritto (punto 4) che “nessuno tranne i membri della nazione possono essere cittadini dello stato”, con la sciagurata precisazione “nessuno tranne quelli di sangue tedesco, qualunque sia il loro credo: nessun ebreo, quindi, può essere membro della nazione”. Inoltre, al punto 24, nel garantire la libertà religiosa, si aggiunge che il partito “combatte lo spirito ebraico-materialista dentro e intorno a noi”. Da queste pur assurde prescrizioni a giustificare l’Olocausto ce ne passa però parecchio: alla persecuzione degli Ebrei e alla “soluzione finale” si giunse per gradi da parte di una cricca di fanatici criminali che poterono agire liberamente grazie all’ignavia e all’inerzia di un popolo che aveva abdicato al suo diritto di discutere l’operato del Governo: non un popolo complice, come si è detto, ma un “popolo bue”. E che dire poi del Partito Nazionale Fascista? Nazionalista certamente; colonialista anche, ma non più di quanto lo fossero i partiti che governavano Francia, Gran Bretagna o Stati Uniti; militarista, ma non guerrafondaio, più incline all’isolazionismo che alle alleanze; e tutt’altro che antisemita, al punto che c’erano Ebrei tra i suoi fondatori e ce ne furono tra i suoi sostenitori. Com’è stato possibile che in Italia si sia giunti a sposare prima l’antisemitismo e poi l’espansionismo bellico della cricca hitleriana? Anche qui, per gradi, accettando senza batter ciglio una per volta le aggiunte e le modifiche fatte all’ideologia da un’altra cricca di fanatici idioti e criminali. E ancora una volta non si è trattato di un popolo “complice”, ma di un popolo addormentato. Complici ce ne sono stati, è ovvio, in Italia, come in Germania, come nell’Unione Sovietica. Ma la maggior parte del popolo non può essere accusata di complicità, non di complicità attiva, almeno. L’accusa vera, che nessuno oggi vuole fare perché gli si rivolterebbe contro, è quella di accidia, conformismo, paura. E sono appunto le caratteristiche che, dopo aver permesso a bande di fanatici criminali di tradire le ideologie di allora, stanno permettendo a “degnissime persone” di tradire l’ideale di oggi: la democrazia. Oggi come allora, le libertà sancite dalle Costituzioni democratiche vengono sospese perché, come si trova scritto nei “25 punti” già citati, “gemeinnutz geht vor eigennutz” (il bene comune viene prima del bene del singolo). I complici (questi, “complici” davvero) del Potere obiettano che nessuno finora è stato mandato nelle camere a gas: dobbiamo allora forse attendere che ciò accada per alzare il cartellino giallo a chi sta adulterando gli ideali della democrazia? Se non lo facciamo subito, saremo costretti tra non molto a prendere le armi, ma sappiamo bene che non ne avremo il coraggio. E allora, prepariàmoci ad una ripetizione degli orrori e delle atrocità del secolo scorso. Ma questa volta probabilmente non ci sarà una Terza Guerra Mondiale a porvi fine, e orrori e atrocità continueranno sine die.
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