La febbre gialla è una malattia con una letalità di circa il 15%, che provoca circa 30mila morti ogni anno. È causata da un virus a RNA che si trasmette con la puntura di alcune zanzare, in particolare la Aedes aegypti, che vivono in alcune zone dell’Africa e del Sud America. Dal 1938 è disponibile un vaccino contro la febbre gialla. Dato che le zanzare vettrici del virus non vivono in Europa e che la malattia non si trasmette per contagio inter-umano, il rischio che si sviluppi un’epidemia di febbre gialla in Europa è pari a zero.

Facciamo però un’ipotesi fantascientifica e immaginiamo che improvvisamente il virus della febbre gialla impari a passare direttamente da un essere umano all’altro. In questo caso, il primo turista che torni in Europa portandosi l’infezione farà partire un’epidemia. Come dovrebbero intervenire i Governi? La risposta è semplice: dato che esiste bello e pronto un vaccino, dovrebbero far partire immediatamente una campagna indirizzata a vaccinare nel minor tempo possibile tutta la popolazione, e l’epidemia verrebbe stroncata sul nascere. Mai più i Governi aspetterebbero un anno a iniziare le vaccinazioni, ma se per un qualsiasi motivo dovessero attendere un anno per far partire le vaccinazioni, non insisterebbero certo sulla vaccinazione a tappeto. Farlo vorrebbe dire non solo sprecare vaccini vaccinando quei soggetti che avessero già avuto la malattia naturale e fossero guariti nel corso dell'anno, ma anche far loro correre inutilmente quei rischi, pur bassi, di complicazioni legate al vaccino. La vaccinazione verrebbe quindi riservata a quei soggetti che ad un esame sierologico risultassero privi di anticorpi contro il virus della febbre gialla.

Cambiamo adesso scenario e spostiamoci ai primi mesi del 2020, quando fa la sua comparsa in Europa un virus, il SARS-CoV-2, che ha appunto appena imparato a passare direttamente da un essere umano all’altro. Cosa avrebbero dovuto fare i Governi? La stessa cosa che avrebbero fatto nell’esempio della febbre gialla di cui sopra: far partire immediatamente una campagna indirizzata a vaccinare nel minor tempo possibile tutta la popolazione, in questo caso contro il SARS-CoV-2. Ops, un momento: a inizio 2020 non esisteva un vaccino contro il SARS-CoV-2! In Gran Bretagna Chris Whitty, epidemiologo e consigliere medico del governo e sir Patrick Vallance, consigliere scientifico di Boris Johnson, preso atto che un vaccino non c’era, dissero senza tanti mezzi termini che non c’era nulla da fare se non aspettare di raggiungere quel 60% circa di “terra bruciata” per il virus, cioè di contagi, che avrebbe portato alla cosiddetta “immunità di gregge”. Si scatenò il finimondo: tutti a schernire Whitty, Vallance e Johnson, accusandoli di disumanità e nazismo. E i tre, spaventati, finirono per fare marcia indietro.

Sì, ma allora? Allora aspettiamo che venga sviluppato un vaccino! Quanto tempo ci vorrà? Otto o nove mesi, forse un anno. Va bene, non c’è problema: nel frattempo, in attesa del vaccino, segreghiamo tutta la popolazione in celle a tenuta stagna per evitare che il virus si diffonda. Ops, nuovamente ops: non si può! Non si può tenere tutta la popolazione segregata per mesi e mesi in celle a tenuta stagna. Cosa facciamo? Ci acconteniamo allora di rendere la circolazione del virus “un po’ difficile”. Diciamo alla gente di spostarsi il meno possibile, di girare con la mascherina su naso e bocca, di disinfettare tutto, di mantenere le distanze (un metro o una iarda, a seconda dell’unità di misura), di salutarsi col gomito(e magari anche di “segnarsi” col gomito, che non guasta!). Il guaio è che il virus si diffonde un po’ meno, ma si diffonde lo stesso, e i morti e i positivi al tampone sono lì a dimostrarlo. Quanti sono i soggetti che sono stati contagiati, hanno fatto la malattia e sono guariti? Non abbiamo i dati completi, considerato che per entrare nelle statistiche bisogna che la malattia sia stata denunciata, ed è presumibile che, per evitare la quarantena, molti abbiano evitato di far sapere che erano ammalati. E quanti sono quelli che sono stati contagiati e non se ne sono neppure resi conto?  È impossibile saperlo? No: basterebbe fare quello che si sarebbe fatto nel caso ipotetico della febbre gialla se si fosse aspettato un anno a iniziare le vaccinazioni, vale a dire basterebbe fare un esame sierologico per il dosaggio degli anticorpi, se non a tappeto, almeno prima di fare il vaccino. Sì, perché il vaccino è diventato disponibile dopo dieci mesi, e nel frattempo, nonostante le misure di prevenzione, il virus ha continuato a diffondersi. Che senso ha vaccinare chi è già protetto? “È necessario vaccinare anche chi ha gli anticorpi, perchè quegli anticorpi non sono sufficienti a proteggere chi li ha!”. Ah, sì? E dove sta scritto? Da quali lavori scientifici risulta? Quali sono i lavori scientifici che hanno permesso di contraddire quanto si doveva presumere in base a quanto si è sempre detto?

Allora, chiariàmolo subito: io non ho elementi per dire chi ha ragione, se quelli che dicono che la malattia e l’infezione naturale conferiscono una sufficiente protezione, oppure chi lo nega. Però, se alla fine si dovesse scoprire che, contraddicendo quella che era fino a quel momento la "buona pratica medica", sono stati fatti spendere miliardi ad una Nazione già sull’orlo del collasso, che sono stati vaccinati inutilmente milioni di cittadini, facendo loro correre dei rischi inutilmente, che centinaia di migliaia di cittadini hanno effettivamente avuto reazioni avverse a causa di tali inutili vaccini e alcuni sono addirittura morti, che è stato negato il diritto al lavoro ad altri milioni di cittadini creando difficoltà economiche anche gravi, ansia, e depressione per indurli a vaccinarsi... ecco, se si dovesse scoprire questo, ha il nostro Stato mezzi sufficienti a risarcire i danni economici sofferti dai suoi cittadini a causa delle decisioni avventate di alcuni suoi funzionari infedeli? E come si potrebbero risarcire danni morali per i quali l’unico, e neppur sufficiente, risarcimento sarebbe la pena capitale dei responsabili con esecuzione pubblica, quando poi invece la nostra legislazione non contempla la pena di morte?

Ma ci rendiamo conto o no? E se ne rendono conto quelli che negano la validità degli anticorpi acquisiti per via naturale e che, se le cose dovessero mettersi male per loro, rischiano ben più di un po’ di febbre o di una morte in ospedale?

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