Non so se Paolo Mantegazza (1831-1910), medico, antropologo e scrittore, fosse il bisnonno di Paolo Mantegazza (1923-2015), mio professore di Farmacologia, poi preside di Facoltà e infine rettore della Statale di Milano. Leggendo un suo pamphlet dal titolo “Il secolo tartufo” pubblicato nel 1889, ho avuto però l’impressione che davvero non ci sia nulla di nuovo sotto il sole.
“Bugiardi i maestri, bugiardi gli scolari, bugiardi gli esami, bugiardi i diplomi, che attestano il valore dei discepoli.
Bugiardi i maestri, perchè sono costretti quasi tutti a insegnare cose, che non sanno essi stessi o che in una affrettata lettura hanno dal libro di testo travasato nel quaderno di dettatura.
Bugiardi gli scolari, perchè fingon di sapere ciò che non sanno e a furia di gomma e di cera lacca sanno farsi un vestito enciclopedico tolto dai cento volumi, che son forzati a leggere e a studiare.
Bugiardi gli esami, perchè misurano, così come son fatti oggi, la prontezza della memoria e l’agilità dell’ingegno e la furberia dei sotterfugi.
Bugiardi i diplomi, perchè proclamano dottori tanti e tanti, che ben lungi dal poter insegnare, avrebbero imperioso bisogno di sapere e di ristudiare.
Bugiardi, perchè versano nella società tanti uomini pericolosi per la loro ignoranza pratica, che possono impunemente fabbricare case che seppelliscono i costruttori, che possono impunemente uccidere i malati, e rovinare le cause più giuste.
Almeno il selvaggio analfabeta, senza alcun diploma, sa cacciare e pescare, sa costruirsi una capanna che non seppellisce il costruttore e fabbricarsi un canotto che non affonda.
I nostri dottori moderni invece son frammenti di uomini, che per vivere non del tutto inutili alla società e a sè stessi sono obbligati ogni giorno a nascondere la loro profonda ignoranza e ad ostentare la brillante vernice con cui la ricoprono e non possono entrare che come piccoli frammenti in quel mosaico variopinto e arlecchinesco, che è il nostro edifizio sociale.
Guai ai nostri uomini colti, se dovessero vivere da soli in un’isola abbandonata! Figli del secolo tartufo, non possono vivere che nell’ambiente falso in cui son nati, come muffe che non prosperano che nel buio umidore della cantina e son costretti a reggersi gli uni gli altri, puntellandosi a vicenda colle loro infermità, colle loro rachitidi, vivendo dei loro stessi difetti e cogli unguenti coprendo piaghe e colla mutua ipocrisia difendendo la loro vanità”.
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