Quando ho iniziato questa professione, cinquant’anni fa, i reparti ospedalieri erano ancora degli enormi stanzoni con venti, trenta o anche quaranta letti. Nel migliore dei casi i letti erano a gruppi di quattro o di otto, ben poco separati da paraventi. Solamente il primario aveva uno studio chiuso con una porta; gli altri medici, due o tre al massimo per reparto, erano sempre visibilissimi accanto ai letti dei pazienti.

Oggi la legge prevede una dotazione media di 5 o 6 medici ogni 32 posti letto, e i letti sono solitamente situati in camere a due. Chiunque sia andato qualche volta in un ospedale negli ultimi anni si sarà certamente reso conto di quanto sia difficile trovare un medico. Se non sono via per un corso o un congresso, sono da qualche parte nell’ospedale, ma non si sa mai bene dove. Alcuni potrebbero essere rintanati nei loro studi, stanzette ben chiuse in nome della privacy. Qualcuno magari è in giro per le stanze di degenza, ma di solito è uno solo. Rimane il quesito di dove siano gli altri. Da marzo 2020 lo sappiamo: sono tutti ammassati intorno ai letti della Terapia Intensiva, dove non basta la dotazione di 12 medici per 8 posti letto prevista dalla legge...

Se fossimo ancora ai tempi in cui ho iniziato, il giochetto di dire che l’aumento dei ricoveri per covid fa scoppiare gli ospedali non sarebbe possibile, dato che non ci vorrebbe molto a verificare cosa stanno facendo i medici. Oggi le cose vanno molto meglio per i pazienti, non più obbligati a fare i loro bisogni nella padella sotto gli sguardi di altre dozzine di malati, ma vanno anche molto meglio per i medici, non più obbligati a lavorare a cottimo. Soprattutto però le cose vanno benissimo per coloro che vogliono far credere che “gli ospedali scoppiano”. Solo la CIA ha i mezzi per contraddirli...

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