A "Fuori dal coro" il 22 febbraio hanno parlato di gente che ha avuto importanti reazioni avverse "dopo" il vaccino anti-covid e non riesce a farsi dare un'esenzione da una successiva dose. Dovrebbe essere normale in questi casi che un medico, anche se non convinto della relazione fra vaccino ed effetto lamentato, per "salvarsi il culo" se non per tutelare il paziente, in nome del "non si sa mai", rilascerebbe l'esenzione. È SEMPRE STATO COSÌ. Come è possibile che adesso i medici si comportino in modo esattamente opposto? Chi ha garantito loro l'impunità qualora venga poi dimostrata una relazione di causa ed effetto che loro hanno categoricamente escluso senza alcuna indagine?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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