Era
(ed è) strano che le voci ammesse a parlare di COVID-19 e vaccini
attraverso i media dicessero quasi tutte le stesse cose, ed è ugualmente
strano che adesso nel conflitto fra Russia e Ucraina quelle stesse voci
abbiano fatto tutte la stessa scelta di campo a favore dell'Ucraina.
Forse potrebbe esserci qualcosa che unisce le due stranezze. Dove si
trovano quelli che producono i vaccini a mRNA, e chi è che ha attizzato
il fuoco in Ucraina, ha promesso aiuti e armi a un presidente ex attore,
comico e regista? Dite che sono stati i due Capitani Reggenti della
Repubblica di San Marino? È una delle ipotesi da prendere in
considerazione, ma io ne avrei anche un'altra, che però non dico. Certo
che, chiunque sia a manovrare queste faccende, fa venire in mente
l'"Armiàmoci e partite!", il film con Ciccio e Franco del 1971: il
popolo ucraino come esercito di mercenari che non riceveranno mai il
soldo, mandato allo sbaraglio in una sfida di equilibri e squilibri fra
strateghi che giocano alla guerra senza rischiare la ghirba
personalmente sul campo di battaglia. Gli Ucraini (o non saranno solo
Zelenskyy e gli illusi che gli van dietro?) devono avere il "diritto" di
entrare nella NATO, e per questo diritto vale la pena di fare una
guerra? Va bene essere scemi, ma anche alla scemenza c'è un limite. Gli
Ucraini (o chi per loro) devono avere il "diritto" di entrare
nell'Unione Europea, dopo che il Regno Unito ne è uscito e anche altri
membri non sono più così sicuri di volerci restare, e tutto perché
l'Ucraina, culla della"Rus", è sempre stata parte dell'Europa (buono a
sapersi!), e anche in questo caso questo "diritto" vale la pena di
difenderlo col sangue degli innocenti? E, da ultimo, vale la pena di
rischiare una guerra mondiale per appoggiare il "diritto" di un
presidente ex attore, comico e regista di negare ad una regione il
diritto di autodeterminazione? Da dove sono saltati fuori gli Stati
Uniti d'America? Perché non sono più parte della Corona Britannica? E
anche qui allora, va bene l'incoerenza. Incoerenti lo siamo un po'
tutti, ma siàmolo almeno "con judicio". Anche all'incoerenza c'è un
limite, oltre il quale si comincia a fare schifo.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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