Ho sempre fatto del dubbio sulle mie opinioni e del rispetto per le opinioni altrui una regola di vita, ma quanto sta accadendo da due anni a questa parte ormai sta facendo vacillare il mio relativismo. Comincio a capire oggi quanto mi aveva stupito trent’anni fa in un intervento su The Lancet di Petr Skrabanek, professore di medicina al Trinity College di Dublino, che consideravo (e tuttora considero) uno dei maestri che hanno più influito sulla mia formazione. Skrabanek sosteneva che la tolleranza non può essere illimitata e che a un certo punto si ha la responsabilità di indicare chiaramente le tesi sballate. E di prendere le misure necessarie a impedire che quelle tesi provochino disastri.
In questi due anni ho assistito alla sfrontata presentazione di tesi sballate, in aperto contrasto con le tesi fino a quel momento acquisite e universalmente accettate, senza che chi si produceva in quelle presentazioni si curasse minimamente di fornirne motivazioni basate sulla logica e su prove sperimentali condotte secondo le regole basilari della ricerca scientifica. Come se ciò non bastasse, ho assistito alla testarda ripresentazione di quelle stesse tesi sballate dopo che i fatti ne avevano dimostrato l’infondatezza, come se chi le ripresentava presumesse di rivolgersi a un pubblico non solo scarsamente informato, ma anche disattento. A questo punto diventava necessario cercar di capire le origini di un fenomeno assolutamente nuovo e imprevisto nel dibattito scientifico. E, pur tenendo presente la possibilità di una grave impreparazione all’argomentazione scientifica derivante dal pervasivo degrado del sistema scolastico e universitario, è emerso anche, dal comportamento dei più rappresentativi responsabili del fenomeno, il sospetto di una pericolosa mala fede: in parole più chiare, di una criminale complicità con interessi economici irrispettosi della dignità, della salute, e della vita stessa.
Le tesi di cui sto parlando non sono infatti solo sballate, ma sono anche decisamente pericolose per la salute pubblica. E sono state all’origine di politiche sanitarie che hanno impattato in misura estremamente pesante sull’economia delle nazioni, determinando a loro volta un feed-back negativo ancora sullo stato di salute delle popolazioni, prima di tutto psichico, ma anche organico, fino a determinare un numero imprecisabile di decessi.
Tollerare questo stato di cose in nome del relativismo non è più scusabile. Non lo è, anzi, da ormai parecchio tempo. Non si tratta più di discutere, con chi oltre a tutto rifiuta il confronto facendosi scudo di “ipse dixit” e di una sua pretesa e autoproclamata superiorità culturale. È arrivato il momento di dire basta con il ridere e lo scherzare, con il comprendere e lo scusare. Che sia in buona o in mala fede, chi si ostina a non capire ragioni non può essere lasciato libero di fare danni. Se quelle ragioni non le capisce con le buone maniere, è indispensabile fargliele capire con le maniere forti. E senza più indugiare.
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