Non mi stancherò mai di ricordare che il modo più efficace per affossare una causa giusta è quello di difenderla con argomenti sbagliati. Ed è così che i migliori alleati dei piazzisti degli attuali vaccini anti-covid sono proprio alcuni cosiddetti “no-vax”.

Uno degli argomenti favoriti di questi ultimi è il “fatto” che gli attuali vaccini non sono stati sottoposti ad una sperimentazione di durata sufficiente. Un “fatto”? Sì e no.

Partiamo dai vaccini contro l’influenza. Anche se si chiama sempre “influenzale”, il virus muta quasi ogni anno, e a volte anche in modo radicale. Quindi il vaccino “antinfluenzale” è in realtà un vaccino “nuovo” ogni anno, contro un virus che sostanzialmente non è quello dell’anno precedente. E quanto dura la “sperimentazione” dei vaccini contro l’influenza? Pochi mesi, meno di quelli impiegati per sperimentare i vaccini anti-covid.  Un nuovo virus influenzale viene infatti isolato solitamente da qualche parte in Oriente verso la fine dell’estate, e il vaccino è disponibile nelle nostre farmacie verso ottobre. Ma sarebbe necessaria una sperimentazione più lunga? Non per testarne l’efficacia, dato che altrimenti sarebbe disponibile quando ormai l’influenza è scomparsa, e in ogni caso il vaccino è l’unica arma disponibile: se funziona, bene, se non funziona, avremo perso un po’ di soldi, ma almeno ci abbiamo provato. E per testarne l’innocuità? Qui la sperimentazione sarebbe necessaria, ma in realtà il “nuovo” vaccino è nuovo solo per gli “ingredienti”, che però non sono, come nei farmaci, sostanze chimiche dotate di possibili effetti “farmacologici” (non per nulla “farmaco” viene da una parola greca che vuol dire “veleno”). Il “nuovo” ingrediente è la forma inattivata o attenuata di un virus che nell’organismo provoca gli stessi problemi del virus dell’anno precedente, e con gli stessi meccanismi. Quindi la “novità” dell’“ingrediente” è solo nominale. Ecco perché possiamo permetterci di “sperimentare” i vaccini contro l’influenza in maniera sommaria.

Ma lo stesso vale per i vaccini anti-covid? Cerchiamo di chiarire i termini del problema. Per quanto riguarda l’efficacia, vale quanto detto a proposito dei vaccini antinfluenzali: per mal che vada buttiamo via i soldi, ma non c’erano alternative e almeno ci abbiamo provato. Per quanto però riguarda l’innocuità le cose si complicano. Se un vaccino anti-covid viene prodotto con le stesse tecniche utilizzate per i vaccini antinfluenzali, di “nuovo” ci sarebbe solo l’ingrediente, ed è vero che in questo caso non si tratta di un virus semplicemente mutato rispetto all’anno precedente, ma di un virus contro il quale non è mai stato finora prodotto un vaccino. Però si può immaginare e sperare che iniettare nel corpo un virus inattivato o attenuato possa nella peggiore delle ipotesi provocare gli stessi danni del virus selvaggio: che possa far di peggio non lo si può escludere, ma è evidentemente un’eventualità assolutamente improbabile. D’accordo che causare gli stessi problemi che causerebbe il virus selvaggio, iniettando un vaccino in un soggetto che magari non sarebbe mai venuto in contatto col virus selvaggio, è un grosso caso di coscienza, ma ancora una volta stiamo giocando con probabilità decisamente basse e, se per paura non facciamo niente e aspettiamo anni di sperimentazione, non miglioriamo affatto la situazione.

Quindi, un vaccino anti-covid realizzato con le solite tecniche già ampiamente utilizzate da decenni presenta sì qualche rischio, ma in via del tutto teorica. La sperimentazione ai fini dell’innocuità è un “di più” che si può legittimamente e moralmente trascurare. I vaccini realizzati con le tecniche tradizionali sono però solo i vaccini prodotti dai Cinesi, da loro utilizzati già a metà 2020, e mai approvati in Europa e Stati Uniti, e in un certo senso anche il Nuvaxovid della Novavax, realizzato circa un anno fa, approvato dalle nostre autorità sanitarie in autunno del 2021, e attualmente (1 febbraio 2022) non ancora distribuito.

Sono stati invece “sperimentati” in pochi mesi e approvati in un batter d’occhio dalle autorità sanitarie americane ed europee alcuni “vaccini” prodotti con una tecnica mai utilizzata prima per la produzione di vaccini e mai sottoposta a sperimentazioni su un numero sufficiente di soggetti e per un tempo sufficientemente lungo. Non solo in questo caso non sono stati sottoposti ad una sufficiente sperimentazione gli “ingredienti” (vettori virali e particelle veicolanti RNA messaggero) ma, ciò che è più importante, non è stata sottoposta a sufficiente sperimentazione la “tecnica” (introduzione nell’organismo di un’istruzione, il vettore virale o l’mRNA, col compito di far produrre alle “nostre” cellule una delle proteine virali, la “spike”, come se il nostro organismo fosse la cellula di un batterio o di un lievito utilizzata dall’industria farmaceutica per la produzione di proteine ricombinanti). A parte la follia concettuale di sostituire le cellule di batteri o lieviti con le nostre (mica siamo macchine al servizio dell’industria farmaceutica!), una simile tecnica è talmente diversa dalle tecniche tradizionali e normali di produzione dei vaccini che non può essere sperimentata in pochi mesi, ma deve per forza essere sottoposta ad una sperimentazione clinica di anni.

E allora cerchiamo di focalizzare bene il problema. Non è “il vaccino anti-covid” che è stato sperimentato in maniera dolosamente insufficiente, ma “questi vaccini”, quelli a base di vettori virali e di RNA messaggero, che oltre a tutto è scorretto chiamare “vaccini”. E il dolo si aggrava quando si considera che invece per i vaccini veri, per quelli costituiti dal virus inattivato o attenuato o dalla proteina spike prodotta dall’industria (e NON dalle nostre cellule), quelli per i quali si poteva accettare in emergenza una sperimentazione breve, è stata richiesta invece una sperimentazione lunghissima, al punto che quello costituito dalla proteina spike è stato approvato, come si è detto, solo nell’autunno del 2021 e a febbraio del 2022 non è ancora utilizzato, mentre sorte anche peggiore è toccata al vaccino “tradizionale”, a base di virus inattivato, prodotto dalla ditta Valneva, che verrà approvato (forse) nel primo trimestre del 2022 e non si sa quando verrà effettivamente utilizzato. Perché questi ritardi, quando il vaccino cinese a base di virus inattivato è stato preparato e ha superato la sperimentazione in pochi mesi?

Sarebbe ipocrita parlare di sospetti, quando tutte le evidenze portano alla conclusione assolutamente certa che qualcuno ha voluto spingere una tecnica assurda. Ed è questo che non va: non una sperimentazione troppo breve di un nuovo vaccino,  ma una sperimentazione troppo breve di un nuova tecnica, e per giunta di una tecnica assurda.

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