La vicenda dei genitori che chiedevano sangue di donatori non vaccinati contro il covid per il loro figlio ha indotto alcuni conduttori e frequentatori di salotti televisivi a stigmatizzare il fatto che dei pazienti possano "dire che cosa devono fare i medici". Commento interessante, ma fuori tempo massimo. Sono decenni che i pazienti dicono quello che devono fare i medici. Forse non càpita in ospedale, ma solo perché lì il rapporto medico-paziente è monodirezionale, dal medico al paziente, senza che il paziente possa fiatare. E forse è per questo che fa tanto scandalo che dei pazienti si permettano di chiedere un favore ai medici ospedalieri. Però nella medicina di base (che è appunto la “base” del sistema), è prassi normale che i pazienti dicano al loro medico quello che vogliono e in qual modo il medico deve accontentarli. Per chi non lo sapesse (cioè per la totalità degli “esperti” di sanità), questo è il motivo per cui le spese del Servizio Sanitario Nazionale per farmaci, esami e visite specialistiche sono alle stelle. Nelle intenzioni degli “esperti” di sanità, i medici di base dovrebbero essere i “gate-keepers”, i portinai che custodicono l’accesso al Paese di Bengodi della sanità pubblica, ma in realtà sono solo quelli che trasmettono a chi di competenza le richieste dei pazienti. E la cosa più grave è che i medici di base “obbediscono” ai diktat dei loro pazienti prescrivendo anche le cose inutili che i pazienti chiedono, e quando magari un paziente chiede “un antibiotico per l’influenza” accettano, prescrivendo però quello che è a loro più simpatico (o propagandato dall’informatore scientifico più simpatico). Il comportamento corretto sarebbe piuttosto quello di rifiutare la prescrizione, spiegando che nell’influenza gli antibiotici non funzionano, e invece, quando un antibiotico dovesse servire davvero, prescriverlo col nome generico lasciando libero non solo il farmacista ma anche il paziente di scegliere la marca che preferisce. Ma questo non accade, e anzi i medici di base arrivano alla spudoratezza di dire che una data marca di una stessa molecola è migliore di un’altra perché... etc.

E qui allora arriviamo al parallelo con i medici di un centro trasfusionale ospedaliero che, in assenza di urgenza (si tratta di preparare sacche di sangue che potrebbero essere necessarie nel corso di un’intervento programmato), rifiutano di accedere alla richiesta dei genitori del bambino che deve essere operato, i quali non chiedono un sangue di un gruppo ABO di loro scelta, ma un sangue regolarmente compatibile, solo donato da un donatore non vaccinato. Ripeto, non siamo al caso di genitori che rifiutano le trasfusioni di sangue, o che si arrogano competenze che non hanno, chiedendo un plasma expander invece del sangue, o sangue di un dato gruppo invece di quello adatto. Siamo al caso di genitori che chiedono che il sangue sia quello prescritto dai medici, ma semplicemente chiedono che “la ditta farmaceutica” (in questo caso il donatore) sia quello che loro preferiscono. Ovviamente se accedere alla loro richiesta fosse impossibile o anche solo così complicato da interferire con le importantissime attività di istituto dei medici del centro, la risposta non potrebbe che essere negativa. Ma è così che stanno le cose?

Non è con l’alterigia, la spocchia, e l’indisponibilità che si fa medicina seria.

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