Si sono chiuse in questi primi giorni di febbraio le iscrizioni alle scuole. Alle scuole post-secondarie private? No: alle scuole primarie dell’obbligo statali. E se i vostri figli non trovano posto nella scuola vicino a casa? Verranno iscritti in un’altra più lontana.

A chi ha una certa età viene in mente il “desegregation busing” deciso dalla Corte Suprema americana nel 1971 allo scopo di distribuire nelle scuole in modo uguale bianchi e neri. Il guaio è che nel frattempo ci siamo sì americanizzati e abbiamo finalmente un po’ di neri per farci sentire anche noi “americani”, ma l’obbligo di iscrivere i figli a scuole lontane non ha quella motivazione. Oltre a tutto non sempre c’è un servizio di scuolabus a risolvere le difficoltà dei genitori che non possono accompagnare i figli a scuole fuori zona (per non parlare invece di quelli che lo possono fare, e lo fanno in macchina creando ingorghi paurosi).

Ora, sempre chi ha un certa età ricorderà senz’altro che, ai tempi in cui la burocrazia scolastica si basava su carta e penna, le iscrizioni si facevano portando il bambino a scuola il primo giorno di ottobre. Sic et simpliciter. E naturalmente si trattava della scuola più vicina a casa, perché quasi nessuno aveva la macchina, e lo scuolabus, almeno da noi, non era ancora stato inventato. Allora la domanda è: a cosa è servita l’informatizzazione della burocrazia scolastica (o della burocrazia in genere, ma non voglio uscire d’argomento)? Con computers, software sofisticatissimi, e connessioni Internet a banda larga, occorrono sei mesi per sistemare nelle classi quei quattro marmocchi che una volta senza questi orpelli venivano sistemati in mezz’ora. Ovviamente la domanda fa il paio con quella dell’assunzione degli insegnanti (ops, pardon: della “nomina”: fregandosene dello Statuto dei Lavoratori, la scuola pubblica non fa “assunzioni”). Sono ormai sessanta o settant’anni che l’anno scolastico inizia con un corpo docente ancora in via di formazione, e che le classi ricevono l’ultimo supplente come regalo di Natale. E ogni anno viene detto che l’anno seguente il problema non si presenterà più. Obiettivamente, prima dell’informatizzazione, con un po’ di magnanimità questa balla poteva anche essere scusata. Ma oggi? Per cosa straminchia hanno comprato computers, software e connessioni Internet dilapidando le nostre tasse, se poi le cose vanno peggio di quando segretari, direttori e presidi consideravano la biro un progresso tecnologico rispetto alla penna e al calamaio? E poi ci stupiamo se un Ministro dell’Istruzione in vena di shopping compra banchi a rotelle...  Le rotelle da comprare, e davvero senza badare a spese, sono quelle da mettere nel cranio di chi gestisce la pubblica istruzione, in questo Paese!

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