Dopo la trasformazione dei tuttologi da esperti di fuorigioco a esperti di virus, è arrivata adesso la loro trasformazione in esperti di strategia militare. Ed ecco che alle famigliole riunite dopo cena davanti al televisore vengono dispensati circostanziati pareri sull’eventualità che Putin dia ordine di invadere le repubbliche baltiche. La guerra insomma vista come un gioco da tavolo: io sposto un battaglione qui, tu sposti un’armata là... Poi, tanto per non trascurare le corde dell’emotività, il telegiornale manda in onda la voce di Gianni Morandi che canta “C’era un ragazzo che...”, scritta quand’era di moda manifestare contro gli Stati Uniti che stavano facendo la guerra in Vietnam: “ta.ra.ta.ta, ta.ta.ta.ta.ta.ta”. Probabilmente adesso l’hanno rispolverata con riferimento alla Russia, ma non escluderei che qualche svitato sogni anche un possibile invio di nostri eroici soldati sul fronte ucraino. La guerra è sempre sbagliata, si sa, ma a volte per pubblicare notizie o scrivere canzoni è necessaria.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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