Se la nostra economia sta andando a rotoli, non è certo colpa delle biciclette e dei monopattini elettrici. Ciò nonostante mi domando se era proprio questo il momento di permettere e addirittura incentivare il passaggio dalla propulsione muscolare a quella elettrica. Tra l’altro la quota di coloro che usano questi mezzi per recarsi al lavoro in alternativa all’auto è assolutamente trascurabile. La quasi totalità li usa a scopo esclusivamente ricreazionale, e li usa sulla rete stradale normale, mettendo a rischio sè stessi e i conducenti di autoveicoli, e determinando frenate e cambi di marce che comportano sprechi di carburanti. Per non parlare poi del fatto che molti di questi sfrecciano sui marciapiedi in totale spregio delle norme del Codice della Strada e del buon senso, e tutto questo mentre le Forze dell’Ordine guardano dall’altra parte, occupate a controllare green pass...
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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