Nel nostro Codice Penale manca un reato, quello di “idiozia politica”. Ve ne faccio un esempio. Il 1 aprile del 2021 dei politici burloni hanno promulgato un decreto-legge che obbligava i medici, tutti i medici, a vaccinarsi. Nel decreto c’era scritto che chi non si era vaccinato doveva essere sospeso finchè non accettava di vaccinarsi, e che l’obbligo durava fino al 31 dicembre 2021. A dicembre, per non smentire di essere dei burloni, gli stessi politici emanarono un altro decreto-legge, che ripeteva quello del 1 aprile, ma spostava la fine dell’obbligo al 15 giugno 2022. Ma non è la proroga che configura il reato di idiozia. La proroga configura se mai il reato di arroganza. L’idiozia sta nel fatto di obbligare i medici a vaccinarsi per non contagiare eventuali pazienti “fragili”. Eh, già: chi volete che vada dai medici? I malati, e i malati sono persone “fragili”per definizione. E i medici devono visitare i pazienti, e quindi stare a breve distanza da loro. Tutto logico vero? Be’, a breve distanza dai loro clienti, e per tempi spesso più lunghi, stanno anche i parrucchieri, le estetiste, e i massaggiatori, tanto per fare gli esempi più ovvi. E c’è qualcosa che garantisce che nessuno dei loro clienti possa essere “fragile”? No. E allora perché l’obbligo riguarda solo i medici? Ma non basta. Limitiamoci all’ambito medico. Un geriatra ha un buon numero di persone “fragili” fra i suoi pazienti, e quindi ci siamo. Ma uno specialista in medicina dello sport? E un chirurgo? Qualcuno ha mai spiegato ai geniali autori del decreto-legge che il SARS-CoV-2 si trasmette per via respiratoria, e non attraverso le ferite operatorie? E poi ci sono gli anatomopatologi: i loro pazienti “erano” fragili, ma ora che arrivano all’attenzione degli anatomopatologi non lo sono più. E andiamo avanti: gli pneumologi hanno quasi solo pazienti “fragili”, e proprio nell’apparato più a rischio, ma gli psichiatri? Qualche rischio di contagio può esserci forse con gli otorinolaringoiatri e gli oculisti, che devono stare a pochi centimetri dalla bocca e dal naso dei pazienti, ma io ad esempio faccio il ginecologo, e la parte che mi interessa, a meno che la paziente non sia una nana, si trova al canonico metro dall’ingresso delle vie respiratorie.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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