Vorrei ricordare che mentre con l'occasione della guerra fra Russia e Ucraina i tuttologi in servizio permanente effettivo ci deliziano e distraggono con dotte disquisizioni di geopolitica e strategia militare, i DPCM anti-covid continuano in silenzio a produrre i loro deleteri effetti. Madri e padri di famiglia allontanati dal lavoro e privati dei mezzi di sostentamento perché non si sono vaccinati, cittadini oltre i 50 anni multati per lo stesso motivo, attività produttive costrette a chiudere per gli effetti catastrofici di quei DPCM sull'economia, etc. I nostri politici, già prima restii a mettere in discussione seriamente quei DPCM perché troppo occupati a fare da claque a Draghi & Co., adesso perdono del tutto il loro tempo a contare i peli di Putin, e i militari, troppo "democratici" (o pavidi) per interessarsi ai problemi del loro Paese, sono in orgasmo per l'opportunità di andare a compiere atti eroici in terra straniera. Ormai, anche se ci rimane Speranza, e anzi proprio per quello, non abbiamo più speranza.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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