11 marzo, sempre quei fenomeni di "Mattino 5": "Molti Ucraini non sono vaccinati anche per altre malattie". E allora? So what? Per quanto mi riguarda si sarebbe potuto evitare di dare corda al capataz di Kiev, evitando decine di migliaia di morti, miliardi di danni, e questo esilio forzato da una Nazione che, anche senza il Donbass, ha potenzialità enormemente superiori alla nostra Italietta. Ma, visto che vi siete intestarditi a giocare ai "democratici umanitari", adesso almeno aprite il libro di medicina preventiva al capitolo sulle vaccinazioni. Se NOI siamo vaccinati, non possiamo trasmettere quelle malattie agli Ucraini non vaccinati, e se loro, da non vaccinati, dovessero prendere quelle malattie (da chi? tutt'al più potrebbero portarsele dietro dall'Ucraina), non potrebbero trasmetterle a noi che siamo vaccinati. Ma, baby, guarda che i vaccini non servono solo a foraggiare chi li produce: servono "anche" a impedire la trasmissione delle malattie. Ti giunge nuova?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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