I primi a fare caos sono stati i Verdi, con il loro ambientalismo radical-chic della domenica. Il loro colore era, ovviamente, il verde. Poi è arrivata la Lega: tradito il localismo senza il minimo accenno a un po' di vergogna, si è saldamente installata a Roma. Il suo colore? Il verde. A ruota sono seguiti i fanatici dell'Islam che, non potendo importare i cammelli, hanno importato il terrore. La loro bandiera? Verde. A questo punto, di che colore poteva essere il certificato necessario per poter lavorare, andare a scuola, viaggiare e godere dei diritti civili? Esatto: verde! E la ciliegina sulla torta? No, le ciliegie, a parte quelle candite e colorate artificialmente, non sono verdi. E così non lo è nemmeno la bandiera sventolata da Volodymyr Zelens'kyj: quella è giallo-blu. Ma, no... Un momento! Giallo più blu che colore fanno? Ahi, ahi, ahi: VERDE. Ma è una persecuzione!
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
Commenti
Posta un commento