Io non sono sempre stato anti-USA, anti-NATO e anti-Europa. Anzi, per tanto tempo sono stato pro-USA, ho ritenuto la NATO necessaria, e ho sperato che l'Unione Europea potesse vigilare sui nostri politici stupidi e corrotti, e potesse correggere le deviazioni levantine del nostro povero Paese. Purtroppo da qualche anno ho dovuto rendermi conto che gli Stati Uniti non sono più quelli che avevo conosciuto da giovane; che la NATO ha perso la sua ragion d'essere e che per sopravvivere a sè stessa ha tradito i suoi principi fondanti; e che l'Italia non si è europeizzata, ma piuttosto l'Europa si è italianizzata. Peggio di così non poteva andare. Vorrei tornare giovane, non so se per rivivere le illusioni di allora o se per prendere un'altra strada e oppormi, sia pure invano, al cammino tragico che ci ha portati fin qui.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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