Ma solo a me viene la nausea ad ascoltare il trionfalismo becero del regime? Siamo il Paese più bello del mondo (gli altri fanno schifo), abbiamo la Costituzione più bella del mondo, il nostro è il Governo dei migliori e le sue decisioni in materia di economia, salute, diritti civili e politica estera sono di esempio per tutti gli altri Paesi, esportiamo i migliori cervelli di tutta l'umanità, nello sport siamo i primi in assoluto, il nostro agroalimentare è il top della qualità, le nostre industrie ce le invidiano tutti... Ma neanche ai tempi di zio Benito! A quei tempi si diceva che "eravamo stati" i migliori, i più forti e i più grandi, e lo si diceva per "spronarci" a lavorare più sodo, non perché ci cullassimo in illusioni puerili stando in poltrona. Non fátemi dire cose che non dovrei facendo paragoni politicamente scorretti!
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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