Non so più dove l'ho vista, ma lo spettacolo grandguignolesco dell'Occidente che incita Zelenskyy contro Putin mi ricorda la scena di un film in cui un pubblico assetato di sangue e di morte incitava urlando un pugile stremato e barcollante a continuare il combattimento con un colosso che assestava pugni micidiali come colpi di ariete. La differenza non è solo che quello era un film e questa è la realtà. La differenza più tragica è che nel film il sangue e la morte erano di un pugile che era salito sul ring per combattere da solo, mentre nella realtà il sangue e la morte non sono di Zelenskyy, ma di migliaia di giovani, vecchi, donne e bambini. Putin non è innocente. Zelenskyy tanto meno. Ma chi in Occidente incita Zelenskyy a combattere e "consuma" avidamente lo spettacolo della guerra e delle distruzioni è ancora più colpevole, le mani grondanti del sangue di migliaia di innocenti.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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