Okay, non me ne intendo di economia, ma proprio per questo
vorrei che qualcuno mi illuminasse. Ad esempio, che cosa c’è da essere felici
se la Russia diventa “insolvente”? Se un privato è insolvente, il tribunale gli
manda l’ufficiale giudiziario, che gli pignora il gamepad e la gabbia col
canarino. Ma nel caso di un Paese cosa si fa? Mi sbaglierò, ma finisce che i
grulli che gli hanno prestato denaro si troveranno con carta straccia in mano.
E chi è che può aver prestato soldi alla Russia? La Cina? Il Belize? La
Tanzania? L’Occidente no?
Certo, da quel momento in poi, non ci sarà più nessuno che presterà soldi alla
Russia, ma chi presta soldi non lo fa per buon cuore. Quindi, oltre ad aver
perso i loro soldi, i gonzi che li avevano prestati alla Russia dovranno
trovarsi altri limoni da spremere: magari il Sud Sudan o il Bangladesh... D’altra
parte la Russia non è un Paese senza risorse. È più facile che sopporti l’autarchia
la Russia che non l’Italia. O mi sbaglio? Qualcuno spera che, privati dello
Champagne e del lardo di Colonnata, i Russi si rivolteranno contro Putin? Può
essere che accada, ma non dimentichiamo che i Russi si sono ribellati una volta
sola, nel 1917 (e poi non è nemmeno tanto chiaro “chi” e “perché” abbia fatto
la rivoluzione allora). Dopo di allora, se ricordo bene, il regime comunista
non è crollato con una rivoluzione popolare ma è finito per decisione dall’alto.
Insomma, le agenzie di rating possono essere utili quando si tratta di far
cambiare governo a nazioni come l’Italia, ma se, ringalluzzite da quel genere
di facili successi, cominciano a strafare rischiano l’autogoal mettendo a nudo
il bluff del monetarismo.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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