Non so quanti amici ucraini mi sono rimasti, ma se ce ne fossero, vorrei chiarire la mia posizione sul conflitto in corso fra il loro Paese e la Russia. Non ho nulla contro chi abita nel territorio chiamato Ucraina, così come non ho nulla contro chi abita nel territorio chiamato Italia. Se ho qualcosa contro qualcuno, è contro i governanti: del vostro come del mio Paese.
Un popolo può essere giustificato se crede alle sciocchezze, ma i suoi goveranti non sono giustificati se giele fanno credere e se ne approfittano. Non giudico il popolo ucraino, come non giudico il popolo italiano. Se mi permetto di giudicare i vostri governanti perchè vi hanno mandati al macello per difendere l’integrità del vostro Paese è perché mi permetto di giudicare i governanti del mio Paese, che hanno fatto morire decine di migliaia di Italiani e hanno privato i sopravvissuti dei diritti fondamentali con una politica economica e sanitaria dissennata.
Non contesto il diritto di chi abita a Leopoli di preoccuparsi di qual’è il governo cui obbedisce chi abita a Kirovograd o a Kramators’k, esattamente come non contesto il diritto di chi abita a Brescia di preoccuparsi di qual’è il governo cui obbedisce chi abita a Isernia o a Crotone. Semplicemente sono preoccupazioni che non capisco e non condivido. Se la Francia, seguendo il desiderio di alcuni abitanti di quelle regioni, dovesse annettersi il Piemonte e la Valle d’Aosta, la cosa non mi darebbe il minimo fastidio. E lo stesso varrebbe se l’Austria si annettesse il Trentino e l’Alto Adige, la Slovenia la Venezia Giulia, San Marino la Romagna, la Spagna la Sardegna, la Grecia le Puglie e la Calabria, o la Tunisia la Sicilia. E se qualcuno mi chiedesse di combattere e morire per impedirlo, lo manderei a farsi fottere. Non parliamo poi del caso in cui la Svizzera volesse (o, per meglio dire, “accettasse”) di annettere la Lombardia: bacerei i piedi agli Svizzeri. Sono pazzo? Certo, ma la mia pazzia, a differenza di quella di qualcun altro, non uccide nessuno.
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