Alcune mamme mi chiedono se è utile far fare la vaccinazione anti-covid ai loro figli. Ovviamente ho un parere personale in merito ma, proprio perché “personale”, vorrei esprimerlo anche al di fuori di un rapporto diretto con chi me lo chiede, in modo che possa essere oggetto di un contraddittorio. Inizio riportando quanto si legge nel sito del Ministero della Salute: “In Italia, i vaccini Comirnaty (BionNtech/Pfizer) e Spikevax (Moderna) possono essere somministrati al di sotto dei 18 anni di età (a partire dai 12 anni di età). Il 1° dicembre l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha autorizzato la somministrazione del vaccino Comirnaty anche ai bambini tra 5 e 11 anni, in dose ridotta (un terzo del dosaggio autorizzato per adulti e adolescenti) e con formulazione specifica”. Dunque, primo, sotto i 5 anni il vaccino non può e non deve essere somministrato; secondo, fra i 5 e gli 11 anni “può” essere simministrato solo il Comirnaty (il vaccino “Pfizer”); terzo, fra i 12 e il 17 anni "possono" essere somministrati sia il vaccino “Pfizer” che il “Moderna”; quarto in nessun caso vi è un obbligo.
La vaccinazione di bambini o di ragazzi può avere motivi di “convenienza”, in quanto consente di avere il “certificato verde” che toglie loro le limitazioni imposte dai vari decreti succedutisi in questi anni. In aggiunta a questo “vantaggio”, ci sarebbe quanto affermato ancora dal Ministero della Salute: “Sebbene l’infezione da SARS-CoV-2 sia sicuramente più benigna nei bambini, in alcuni casi essa può essere associata a conseguenze gravi, come il rischio di sviluppare la sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-c), che può richiedere anche il ricovero in terapia intensiva”. Qui purtroppo interviene il mio parere personale, che appunto vorrei passibile di un eventuale contraddittorio.
Secondo quanto si legge nel sito della Fondazione Veronesi, che ritengo abbastanza affidabile, “la Sindrome Infiammatoria Multisistemica dei bambini è una risposta iper infiammatoria scatenata a seguito del contatto con un virus, principalmente il Sars-CoV-2, in soggetti predisposti geneticamente. Si tratta di una complicanza post infettiva, non causata direttamente dall’infezione virale, che si sviluppa dalle 2 alle 6 settimane dopo il contagio”. Vorrei richiamare l’attenzione su quel “principalmente”, che non esclude la possibilità che qualche caso di tale sindrome sia dovuto ad altre infezioni virali, cosa che potrebbe portare a incrementare erroneamete la responsabilità del virus della COVID-19. E richiamo anche l’attenzione su quel “non causata direttamente dall’infezione virale”, che non esclude la possibilità che una reazione simile venga scatenata da una risposta anomala alla vaccinazione. Di seguito nel sito della Fondazione Veronesi si legge: “La Mis-C è una malattia molto severa – ricorda Angelo Ravelli – e necessita spesso di ricovero in terapia intensiva. Tuttavia, il tasso di mortalità in Italia è risultato molto basso, con un solo decesso registrato”. Un decesso, anche se uno solo, rappresenta il 100% per i genitori di quel bambino, ma per chi deve decidere se vaccinare i propri figli rappresenta un numero da mettere a confronto con i rischi della vaccinazione (e sempre che, tra questi rischi, non debba essere inclusa anche la stessa Mis-C).
Fatte queste premesse, il mio parere personale è che i rischi della vaccinazione anti-COVID-19, ancora non del tutto conosciuti soprattutto con i vaccini a mRNA, siano già superiori ai vantaggi nei soggetti giovani e in particolare nei bambini. Per chi poi ha persone anziane e fragili in famiglia il concetto di vaccinare i bambini per difendere queste persone non è solo discutibile a livello etico, ma è anche un controsenso se si considera la scarsa efficacia di questi vaccini. Se una persona anziana o fragile già vaccinata è ancora a rischio di venir contagiata dai bambini, vuol dire che il vaccino non la protegge; ma allora anche il vaccino fatto ai bambini non protegge quei bambini e li lascia quindi in una condizione di potenziali trasmettitori del virus: cosa li vogliamo vaccinare a fare? Per far loro correre dei rischi, sia pure molto bassi, senza la contropartita di vantaggi per loro e/o per le persone anziane o fragili che vivono con loro?
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