Per chi è digiuno di storia (cioè per i politici dell'Occidente): negli anni Venti del secolo scorso un caporale austriaco riuscì a ipnotizzare il popolo tedesco perché nel giugno del '19 delle teste di minchia riunite a banchetto a Versailles condannarono quel popolo alla fame obbligando la Germania, dopo la sconfitta subita nella Prima Guerra Mondiale, a pagare 132 miliardi di marchi oro per danni di guerra, con il che misero le basi per la Seconda Guerra Mondiale. Non del tutto estranee allo scivolamento dell'Italia verso la Germania (e quindi ad un piccolo ulteriore contributo allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale) sono state anche le sanzioni contro l'Italia, decretate dalla Società delle Nazioni nel 1935 su pressioni della Gran Bretagna in seguito all'occupazione dell'Etiopia. Come regola, le sanzioni, siano esse sotto forma di estorsioni o sotto forma di embargo, difficilmente fanno rivoltare un popolo contro il suo governo. Più facilmente danno modo a quel governo di compattare il popolo contro il "nemico", vero o presunto, esterno o interno. Verosimilmente (e sperabilmente), le sanzioni dell'Occidente contro la Russia faranno solo il solletico al popolo russo, e quindi per fortuna non avremo 140 milioni di disperati pronti a tutto. Però credere che si rivolteranno a Putin più di quelli che fisiologicamente aveva già contro quando è salito al potere è un po' ingenuo. Sarà molto più probabile che anche gli indecisi si stringeranno intorno a lui, perché ad essere attaccata dall'Occidente è la Santa Madre Russia. L'unico effetto razionalmente prevedibile, ma in pratica impossibile perché siamo un popolo di lemming, sarebbe una rivolta degli Italiani contro il loro governo, che con le sanzioni autolesioniste alla Russia sta finendo di distruggere l'economia del Paese. Ma, tranquilli, nel Paese dei mandolini ormai non può succedere più nulla.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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