Probabilmente tra i giovani nessuno ne sa nulla, e tra gli anziani pochi se ne ricordano, ma negli anni '60 del Novecento Bernadette Devlin è stata un'icona e un'eroina ammirata in tutto il mondo (Gran Bretagna esclusa, naturalmente). Si batteva per il distacco dell'Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna e la sua l'annessione alla Repubblica d'Irlanda. Quelli che da anni si battono per il distacco di alcune regioni dall'Ucraina e la loro annessione alla Russia non hanno mai ricevuto molta attenzione mediatica e adesso che la Russia (un po' più potente della Repubblica d'Irlanda) ha mosso guerra all'Ucraina (un po' meno potente della Gran Bretagna) non solo ci meravigliamo, ma addirittura condanniamo i separatisti che vogliono andare con la Russia, condanniamo la Russia, e facciamo di tutto per interferire nelle loro faccende. Va bene che sono cambiati i tempi ed è cambiata la nostra sensibilità, ma qualcosa a me suona comunque stonato.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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