Siete davvero convinti che i programmisti delle reti televisive abbiano fatto passare per anni sui nostri teleschermi un profluvio di film di guerra nonostante indici di gradimento bassissimi? Non vi sfiora il dubbio che, nonostante il professato pacifismo, la gente possa invece subire un'attrazione fatale per le armi, gli eserciti, e le guerre, e che per giunta dalla banalizzazione delle scene di guerra in orario dei pasti sia stata resa incapace di riflettere sulla realtà concreta della distruzione e della morte? Ormai è in via di scomparsa l'ultima generazione che ha sperimentato almeno in parte sulla propria pelle una guerra. Per la gente una guerra spettacolarizzata da cui gli eroi escono sempre segnati (e per ciò popolari) ma indenni vale sempre la pena di essere combattuta in nome di "superiori ideali". Gente che sviene alla vista del sangue, quello vero, e che diventa isterica se si procura una piccola ferita o se la connessione Internet fa le bizze guarda estasiata jeeps che saltano in aria, persone coperte di sangue, senza un braccio o una gamba, palazzi squarciati dalle bombe, e continua a immaginarsi lì, in mezzo a quelle tragedie, a imbracciare vittoriosa un mitra, a uccidere i soldati nemici a sberle, a uscire da un edificio in fiamme portando in braccio un bambino appena salvato... In nome di cosa? Ma in nome della "libertà", naturalmente! Per difendere il diritto dei deboli (che ovviamente, dagli eroi che siamo, non lasciamo morire, ma salviamo tutti, con grande disprezzo del pericolo)! Vecchi, donne, bambini (dei maschi adulti, chi se ne frega...): noi siamo i Rambo del divano, di noi parleranno alle generazioni future, delle nostre gesta faranno un film. Come quello appena visto ieri sera e che ci ha tanto commossi!

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