Una volta, quando la gente conservava ancora un minimo di senso critico, il Potere la abbindolava semplicemente facendo un'accurata cernita delle notizie da dare: faceva trasmettere quelle utili al regime e censurava quelle che gli avrebbero nuociuto. Però si limitava a questo, senza accompagnare le notizie utili che faceva trasmettere con troppi commenti. Gli autoincensamenti li faceva a parte. Adesso che l'abbuffata del mezzo televisivo ha cotto le menti del popolo a dovere, il Potere può permettersi di trattare i sudditi come bambini dell'asilo e accompagna con commenti esaltati e puerili il florilegio di notizie scelte ad hoc (a volte anche falsificate in modo così spudorato che colpiscono come un pugno allo stomaco i pochi individui difettosi rimasti). Le previsioni di Huxley, Orwell e Bradbury hanno iniziato ad avverarsi.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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