Ai miei tempi, se all'Esame di Stato per la professione di Medico-Chirurgo un candidato avesse detto che si "potevano" vaccinare i guariti da una malattia infettiva, sarebbe stato bocciato. Se avesse detto che si "dovevano" vaccinare, sarebbe stato buttato fuori dall'aula a calci in culo. Nel 2020 invece queste preziose braccia rubate alla vanga sono state cooptate nei Comitati Tecnico-Scientifici. Si salvi chi può: "Something is rotten in the state of Medicine".
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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