Come ben sanno mamme e maestre chiamate a separare bambini che litigano, è quasi sempre impossibile stabilire con certezza chi ha cominciato, e se ci si lascia trascinare nella discussione si finisce col partire da Adamo ed Eva. Quello che importa è separare i litiganti evitando il più possibile di cadere nella trappola di incentivare i litigi prendendo le parti dell'uno o dell'altro. Nel caso del conflitto russo-ucraino l'Europa, Italia compresa, è caduta nella trappola senza rendersi conto che a godersi lo spettacolo c'è un terzo "bambino", quello che ha seminato la zizzania, che se la ride alle spalle di tutti.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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