L'ennesima sparata del direttore del Galeazzi, che consiglia a Draghi un antinfiammatorio due volte al di' anche se asintomatico è stato un invito a nozze per i detrattori del protocollo del "paracetamolo e vigile attesa". E così si è consumato ancora una volta il duello rusticano tra contendenti che farebbero meglio a limitarsi a parlare di calcio. Ho già avuto modo di accennare al fatto che il difetto del protocollo non era tanto nell'inutilità o nella scarsa utilità del paracetamolo, ma nella libera interpretazione di quell'aggettivo, "vigile", che in una malattia di una certa importanza non può voler dire "attendere giocando a tennis che i parenti riescano a stabilire un contatto telefonico per segnalare che il paziente sono tre giorni che si è aggravato". D'altra parte si potrà anche parlare di "prevenzione terziaria" quando si consiglia a un paziente prima asintomatico di iniziare a prendere un farmaco al manifestarsi dei primissimi sintomi della malattia senza aspettare che questi raggiungano un certo livello, ma consigliare, per giunta a distanza, l'assunzione di un farmaco ad un soggetto che si mantiene tuttora "asintomatico" è un comportamento da immediata radiazione dall'albo.

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