Quando si parla di prostituzione, si ritorna al solito problema di logica che fa dire ai minus habentes che "tutti sono..." o "nessuno è...". Allora: non è certamente vero che "tutte le prostitute" fanno quel lavoro per libera scelta; ma non è nemmeno vero che "nessuna prostituta fa quel lavoro per libera scelta" (D'altra parte pochi di noi fanno il lavoro che fanno "per libera scelta", e l'idea che essere obbligata a fare l'operaia va bene, mentre essere obbligata a fare la prostituta non va bene, è una "petitio principii", dato che resta poi da spiegare perché la prostituta non sia un lavoro decoroso). Ma la cosa più importante è che chi sostiene che la prostituzione sia un lavoro indecoroso che viene fatto solo da donne che vi sono costrette per un bisogno enorme o con la violenza, prima di perdere tempo a sanzionare questo o quello, dovrebbe impegnarsi a eliminare il bisogno e a mandare in galera chi con la violenza obbliga una donna alla prostituzione, e a buttare la chiave.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
Commenti
Posta un commento