“Putin è pazzo, Zelens’kyj è sano di mente”. Se lo dite voi... Io però, se avessi ricevuto dal popolo il mandato di amministrare uno stato nel modo migliore per i suoi abitanti non avrei provocato una guerra per impedire a un “pazzo” di annettere un parte del territorio del mio stato, anche perché non si tratterebbe del “mio” stato, ma di uno stato che appartiene, pezzo per pezzo, a chi vi abita. Facciamo l’esempio dell’Italia. Se io avessi il potere di decidere, non obbligherei mai e poi mai i piemontesi a combattere e morire per impedire agli albanesi di annettersi la Puglia; e allo stesso modo non obbligherei mai e poi mai i pugliesi a combattere e morire per impedire ai francesi di annettersi il Piemonte. Da chi essere comandati, a chi pagare le imposte, che lingua parlare, etc. sono tutte questioni che interessano il singolo cittadino e, se mai, la popolazione interessata al mantenimento o al cambio dello status quo. L’ideale sarebbe che ogni circoscrizione, dalla più piccola (il comune) alla più grande (la regione) sia libera di indire un referendum per scegliere se rimanere com’è, rendersi indipendente, o legarsi a un’altra circoscrizione (comune, regione, stato). E ovviamente l’ideale sarebbe che quel referendum venga condotto sotto il controllo di autorità indipendenti e neutrali. Non è certo auspicabile che a decidere queste cose siano le armi ma, se questo accade, è ancor meno auspicabile che la contesa degeneri in un conflitto che coinvolge chi non c’entra. E non dimentichiamo che per i potenti e i privilegiati può far differenza chi è e dove è nato chi comanda, ma per il semplice cittadino un cambio di “nazionalità” fa poca o nessuna differenza. Potrebbe addirittura accadere che la fatica di imparare una nuova lingua sia compensata da vantaggi economici o politici. Soprattutto infatti non dimentichiamo che la “libertà” per cui vengono mandati al macello i semplici cittadini è un bene talmente prezioso che, qualunque sia il regime, solo i ricchi e i potenti ne usufruiscono.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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