Diceva Gilbert Keith Chesterton che “senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite”. E, aggiungo io, le persone istruite ne approfittano per dire stupidaggini ed essere prese sul serio lo stesso. È quanto è accaduto con la “pandemia” da Coronavirus scoppiata nel 2019. Le persone istruite, in questo caso i medici, hanno detto di indossare mascherine per impedire la trasmissione di un virus più piccolo degli interstizi nella trama delle migliori mascherine; hanno detto di mantenersi distanziati di un metro per non contagiare od essere contagiati, come se l’aria, dopo aver trasportato il virus per novantanove centimetri, esausta, lo lasciasse cadere al suolo; e hanno detto per due anni di vaccinarsi con un vaccino prodotto all’inizio della pandemia contro un virus che ogni tre o quattro mesi muta le sue caratteristiche antigeniche e quindi non è più uguale a quello servito come modello per il vaccino. A proposito del vaccino, hanno persino detto che, invece di somministrare un vaccino preparato con il virus intero attenuato o inattivato, o al massimo alcune proteine virali già preparate in laboratorio come si era sempre fatto, nonostante si fosse in emergenza era opportuno sperimentare una tecnica nuova consistente del somministrare un farmaco che doveva indurre le nostre cellule a produrre per conto loro le proteine virali, anzi addirittura una sola proteina virale di un virus che, come detto e da loro stessi ammesso, è estremamente mutevole. Più cretini di così non si può, eppure gli “esperti” sono riusciti per oltre due anni a pilotare l’opinione pubblica e la politica verso comportamenti palesemente assurdi. Come ci sono riusciti? Proprio come diceva Chesterton: sono stati presi sul serio da una popolazione priva di istruzione.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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