I governi europei ed americano presentano come eroe un capo di stato che per preservare l’integrità terrioriale del suo Paese ne sta provocando la distruzione, oltre a provocare decine di miglia di morti e di feriti fra il suo popolo. Indubbiamente ci possono essere tantissimi cittadini di uno stato che, convinti dalla propaganda nazionalistica, sono disposti a qualsiasi sacrificio e a qualsiasi lutto per preservare l’integrità territoriale del loro Paese, ma non dimentichiamo che quei sacrifici e quei lutti non verranno poi sopportati solo da quei cittadini, ma dovranno essere sopportati anche da quei loro concittadini per i quali l’integrità territoriale non vale alcun sacrificio. Ed è inutile nascondersi che addirittura ci sono sicuramente vasti stradi della popolazione per i quali appartenere allo stato cui appartengono o ad uno stato diverso è la stessa cosa, per i quali che il capo dello stato sia un connazionale o uno straniero non importa nulla, e per i quali essere obbligati a parlare un’altra lingua è solo il minore dei mali se l’alternativa è una guerra. Fare una guerra perché il proprio Paese non perda un pezzo di terra è la stessa cosa che fare una guerra perché il capo dello stato possa continuare a comandare anche su quel pezzo di terra. In sostanza, siamo tornati ai tempi in cui si combatteva perché il re e la sua famiglia non perdessero territori di cui erano proprietari. I confini fra gli stati non hanno più senso dei confini fra le regioni o le città. Sono solo delimitazioni fissate anche più arbitrariamente da politici ignoranti e irresponsabili o addirittura ubriachi riuniti a congresso dopo qualche stupida guerra. È pericolosamente assurdo intestardirsi a conservarli perennemente immutabili per non urtare la sensibiltà e l’orgoglio di gente affetta da disturbi della personalità o problemi caratteriali.

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