Dobbiamo risparmiare l'acqua. Questo è l'anno più siccitoso degli ultimi settanta. Be', io non conosco i dati pluviometrici di Roccapalumba, ma ho 74anni e nella mia vita nella mia città (Lecco) di anni asciutti ne ho visti più di uno, e non tutti quando andavo in passeggino. L'Adda, che scorre davanti a casa mia e che in questi giorni non è ai livelli massimi ma non si può certo guadare, in diverse occasioni soprattutto negli anni '50 poteva essere attraversata a piedi con l'acqua che arrivava alla cintola solo al centro dell'alveo. Ma non è di queste reminiscenze che volevo scrivere, quanto piuttosto della perplessità che mi provoca sentire che dobbiamo evitare di fare la doccia e dobbiamo tirare lo sciacquone solo una volta per famiglia, ma non sentire nulla in merito alla necessità di risparmiare carburanti usando meno le automobili e decidendoci magari anche a rispettare i limiti di velocità. Lo so che buona parte della nostra economia si fonda sull'uso extralavorativo e ludico dell'automobile, ma l'acqua prima o poi arriva, mentre la disponibilità di combustibili fossili, oggi ridotta solo per la dabbenaggine dei nostri politici in vena di tifoserie, è destinata comunque ad asciugarsi in tempi non lunghissimi. E non dimentichiamo che solo una piccola parte dell'energia elettrica viene da fonti rinnovabili e che, se vogliamo essere "democratici" verso i cinque miliardi (per adesso) che non hanno ancora raggiunto i nostri livelli di benessere e consumi, quando anche quei cinque miliardi di terrestri saranno al nostro livello, di produrre tutta l'energia elettrica che servirà con pannelli solari, pale eoliche e roba simile ve lo potete scordare.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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