Sono un medico. Se, facendo il medico, commetto un reato, vengo giudicato da un magistrato. Lo stesso vale per ognuno di voi. Se, nel suo mestiere o professione commette un reato, viene giudicato da un magistrato. Normale, no? Ma se un magistrato commette un reato, da chi viene giudicato? Da un altro magistrato! È normale? Anche se “cane non mangia cane”?
Si potrebbe notare che, come i medici esercitano la medicina, i magistrati esercitano la giustizia, e quindi sono sempre loro che devono giudicare i magistrati che hanno commesso un reato. C’è però un inganno nelle parole. La medicina è una professione, o un servizio se preferite, ma la giustizia non è nè una professione nè un servizio. La giustizia è uno dei tre poteri dello Stato, e come tale appartiene al popolo che, solo per “praticità” lo delega ai magistrati. Il popolo non può avocare a sè la medicina, dato che non gli appartiene, ma può avocare a sè la giustizia, dato che la giustizia gli appartiene. E quando si tratta di giudicare un magistrato, lasciare che sia un magistrato a giudicare un altro magistrato è folle. Quando a dover essere giudicato è un magistrato, quello è appunto il caso in cui il popolo può e deve avocare a sè il potere di giudicare che aveva delegato ai magistrati.
Il 12 giugno gli italiani sono chiamati a esprimersi su un referendum sulla giustizia. In realtà, anche se dovesse prevalere il “sì”, sarà solo scalfita la costruzione monolitica entro cui la magistratura si è arroccata. Comunque vadano le cose quindi è indispensabile che il popolo si renda conto che il terzo potere dello Stato, quello giudiziario appunto, deve essere ricostruito dalle fondamenta. Di come è fatto adesso, non c’è nulla che possa essere conservato. Il potere legislativo è, sia pure indirettamente, sotto il controllo del popolo. Quello esecutivo, sia pure ancor più indirettamente, è anch’esso sotto il controllo del popolo. Quello giudiziario è completamente avulso da qualsiasi possibilità, anche teorica, di controllo da parte del popolo. In una democrazia, per quanto imperfetta, questo stato di cose non è assolutamente tollerabile.
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