Svegliatosi adesso, a pandemia ridotta al lumicino (non è mai troppo tardi?), il “Comitato Scientifico” di una certa “Società Italiana di  Medicina” ha elaborato una lettera indirizzata alle nostre autorità sanitarie intitolata "50 domande alle istituzioni". Molte di quelle domande sono assolutamente ben poste e mettono in luce gli errori commessi dalle istituzioni nella gestione della pandemia, ma altre mettono in luce invece l’imbarazzante approssimazione della preparazione “scientifica” di gente che, non trovando posto sul carrozzone delle istituzioni, ha cercato posto su quello degli oppositori.

Tra le affermazioni assurde di quella lettera ce ne è una che ripropone per l’ennesima volta l’assunto che non si deve vaccinare durante un’epidemia, che qualcuno aveva scovato in qualche libercolo e che da allora circola impudentemente e imprudentemente tra i no-vax. Riporto quanto dice la lettera: "Non si dovrebbe mai vaccinare durante un’epidemia, soprattutto con questi tipi di virus, poiché il virus reagirà mutando, producendo varianti che saranno sempre più veloci di noi. Più si vaccina, più si formano quasispecie, una storia infinita che mantiene l’epidemia oltre ogni limite. Le varianti si chiamano “mutazioni di fuga dal vaccino”. Intensificando la pressione selettiva sul virus, aumentano le varianti e la mortalità”.

Ora non occorre avere chissà quali basi di medicina o di biologia molecolare per capire certe cose. Basta un minimo di capacità di ragionare. I vaccini possono funzionare e possono non funzionare. In questo secondo caso, farsi inoculare un vaccino che NON svolge la sua funzione è come mangiare un cucchiaio di Nutella, e non c’è motivo per ritenere che un cucchiaio di Nutella induca un virus “a mutare producendo varianti che saranno sempre più veloci di noi e formando quasispecie”. Nel primo caso invece, cioè se funziona, che cosa fa il vaccino? Induce nel soggetto vaccinato la formazione di anticorpi contro il virus. In sostanza, fa produrre gli stess anticorpi che il soggetto avrebbe prodotto se, invece di ricevere il vaccino, fosse stato contagiato dal virus vero e proprio.

E adesso facciamo due più due. Se la  produzione di anticorpi conseguente alla vaccinazione ha come effetto la produzione di anticorpi che si avrebbe con la malattia naturale, e se gli anticorpi prodotti con la vaccinazione inducono il virus a “a mutare producendo varianti che saranno sempre più veloci di noi e formando quasispecie”, la stessa cosa deve succedere con gli anticorpi prodotti con la malattia naturale. E allora, se durante una pandemia non si deve vaccinare, durante una pandemia non ci si deve nemmeno ammalare! Vietato. Vietatissimo. Peccato che, se davvero riuscissimo a non ammalarci, non avremmo bisogno di fare tutti questi stupidi discorsi.

Piuttosto, parlando di velocità di mutazione di un virus, non dimentichiamo che i virus mutano nel momento della loro riproduzione, e che questa avviene nei soggetti che ospitano il virus perché sono stati contagiati. Ridurre il numero dei soggetti contagiabili vaccinando la popolazione riduce e non aumenta la velocità di mutazione del virus. Quindi vaccinare durante un’epidemia può essere utile o inutile, ma non è mai controproducente. Che poi nel caso dei Coronavirus sia inutile perché la loro intrinseca velocità di mutazione è tale che non riusciremo mai a raggiungerli (come è stato dimostrato ed è noto fin dagli anni Ottanta del secolo scorso) questo è un altro paio di maniche. Se però i no-vax continueranno a sviare il discorso con affermazioni strampalate, non riusciremo mai a fermare i mercanti di vaccini dal dilapidare risorse immani per produrre un vaccino inutile e dal chiedere poi ai governi (previa abbondante lubrificazione) di far loro recuperare gli investimenti rendendo obbligatori quei pastrocchi.

Commenti

Post popolari in questo blog