In molte strade le due corsie di marcia sono separate da una linea di mezzeria continua, e quindi invalicabile a norma del Codice della Strada. La larghezza minima delle corsie, spesso corrispondente a quella reale, è di 280cm. Io guido una della auto più strette, una Citroen C1 che ha una larghezza, specchietti retrovisori compresi, di 188,4cm. La maggior parte delle auto in circolazione ha larghezze superiori (ad esempio, una Ford Kuga ha una larghezza, specchietti retrovisori compresi, di 217,8cm. Anche considerando il solo specchietto retrovisore di destra, le larghezze sono di 175cm per la Citroen C1 e di 203cmper la Ford Kuga. Sottraendo queste misure dalla larghezza della corsia, si ottengono rispettivamente 105cm per la Citroen C1 e 77cm per la Ford Kuga. Risparmio per carità di patria quel che rimane se, dalla larghezza della corsia, si dovesse sottrarre la larghezza di un autobus o di un autocarro (255-260cm). Ora, la larghezza del manubrio di una bicicletta va da 42cm a 76cm, ed è evidente che sarebbe una gravissima imprudenza sorpassare una bicicletta lasciando pochi centimetri dal manubrio. La giurisprudenza è piena di condanne di conducenti di veicoli a quattro ruote che hanno urtato ciclisti, prevedibilmente instabili nella loro traiettoria, per esser loro passati troppo vicino. E gli stessi ciclisti da tempo chiedono a gran voce una norma che obblighi chi vuole sorpassarli a lasciare 150cm di spazio. A parte le richieste più o meno fantasiose dei ciclisti, e a parte l’arbitrarietà di pretendere che anche solo un turista in automobile proceda a passo d’uomo dietro a un ciclista in attesa di avere abbastanza spazio per sorpassarlo senza violare il Codice della Strada, e a parte ancora il controsenso ambientalista di produrre più inquinamento per star dietro a un veicolo “ecologico”, come si può accettare che un ciclista a spasso possa rallentare un autobus con venti o trenta persone a bordo, molte delle quali magari stanno andando al lavoro? A questo punto le autorità responsabili della viabilià stradale non hanno scelta. O sostituiscono dovunque, a parte i tratti in curva, le linee di mezzeria continue con linee discontinue, oppure devono vietare ai velocipedi il transito nelle strade con linea di mezzeria continua in cui la larghezza della corsia sia inferiore a 76cm+150cm+260cm=486cm. Prendere o lasciare. Non c’è alternativa, se non si vuole essere considerati dei poveri quaquaraquà.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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